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Home->La finestra di Cristina->Se non sarò Testimone di Geova, Dio mi salverà? (18-01-2008)

Se non sarò Testimone di Geova, Dio mi salverà?
(18 gennaio 2008)

(di Cristina Piccinno)


Note biografiche


Li abbiamo incontrati per strada, hanno bussato alla nostra porta, abbiamo scambiato ed esposto le nostre opinioni, abbiamo trovato nella nostra cassetta della posta, volantini di propaganda con scritto “SVEGLIATEVI!” o, “Torre di Guardia”; dandoci, cosi, ampia dimostrazione di adottare un metodo, denominato proselitismo. Un metodo che, in parte è stato accolto e, in parte è stato respinto da chi n’è “vittima”.

Probabilmente, sono gesti comuni in ognuno, scaturiti dal disagio di avere un confronto diretto con queste persone che, al contrario di noi, sono dotate di una spiccata preparazione religiosa e, da una tecnica di persuasione, quasi suggestiva, soprattutto verso chi possiede conoscenze minori. Ignorando, sovente, che le nostre reazioni disorientate, indifese, anche sgomente, sono la causa, non solo d’impreparazione, ma anche, di un atteggiamento sbagliato verso la nostra religione. Restiamo indifferenti al fatto che, spesso, siamo cattolici per consuetudine, per abitudine e, non per una fedele convinzione.

Da qui, ne deriva una reazione infastidita, se non incredula, quando li sentiamo affermare, a volte, anche, sotto forma di minaccia che, solo i Testimoni, gli eletti saranno salvati da Geova, rifiutando l’esistenza del paradiso, dell’inferno e, dell’immortalità dell’anima.

Ma, nel caso in cui le nostre ideologie fossero diffamate, condannate, ognuno di noi avrebbe pieno diritto di difendersi. Per questo sono del parere che, una buona soluzione, tra le tante, per la pace nel mondo, sia quella di instaurare una coesistenza tra le varie dottrine religiose; evitando di asserire con convinzione di possedere la Verità, che “permetterà” di vivere in eterno nel nuovo mondo, quello perfetto. Dio assolve in base alla genuinità del nostro cuore, all’animo buono di un uomo, al modo in cui affronta le avversità, alla capacità di porgere l’altra guancia, alla sua umiltà. Io stessa, non ho la certezza assoluta di possedere quella Verità e, non mi preoccupa. Nonostante i tanti dubbi, sono e continuerò ad essere cattolica, avendo fede in Dio, senza sbandierarla ai quattro venti.

Ho osservato come mettono in dubbio la nostra religiosità, creando un senso di colpa in noi, denigrano la fede e la Chiesa cattolica proponendo la loro dottrina come soluzione a tutti i dubbi, a tutte le incertezze. E’ giusto che un cattolico, un musulmano, un induista, o semplicemente, un credente convinto creda di seguire rigorosamente la propria religione. Penso sia scorretto, però, che qualcuno imponga la propria dottrina agli altri, cercando di creare scompiglio nel cuore di chi professa un’altra fede.

Ritengo che questa religione porti con sé, da anni, tante incongruenze. Ad esempio, la sua origine lascia un po’ a desiderare, perché il fondatore non aveva né una fede solidissima, né una preparazione scientifica e linguistica, per affrontare lo studio dei testi originali della Bibbia, scritti in ebraico, in greco e latino. Quindi, è lecito aver dubbi sul modo in cui istituì tale dottrina, ed è altrettanto lecito pensare che la fondasse con interpretazioni arbitrarie. Trovo, alquanto, stravagante il loro modo d’interpretare la Bibbia, perché tendono a seguire alla lettera tutto quello che leggono, ignorando che molti passaggi celano un simbolismo da interpretare. Ironicamente potrei pensare che, se nella Bibbia ci fosse stato scritto “gettatevi nel pozzo”, molti Testimoni si sarebbero “estinti”. L’esempio eclatante è l’atteggiamento riluttante nei confronti delle trasfusioni di sangue. Com’è noto, per i testimoni, accettarle, è un modo per disobbedire a Geova e alla sua volontà. Il rifiuto deriva sempre dalle letture bibliche. Negli Atti, troviamo un passo in cui si afferma: “Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi, di non imporvi nessun altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: astenervi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dall’impudicizia. Farete cosa buona perciò a guardarvi da queste cose. State bene”.

“Astenervi dal sangue”, significa per i testimoni seguire, inflessibilmente, quel comandamento, lasciando morire, anche, le persone più care.

Non molto tempo fa, mi trovai a discutere su quest’argomento con un testimone e, approfittai per capire e confrontarmi. In risposta alla mia domanda, mi fu detto che il sangue è sacro e proprietà di Dio: non bisogna donarlo perché è contro la sua volontà e, in più si andrebbe incontro a dei contagi.

A parte il fatto che, se mi trovassi nella loro posizione, pur di non aver sulla coscienza per tutta la vita, la morte di una persona, mi convertirei sul momento per aiutarla, credo che, qui, ci sia una contraddizione bella e buona. Gesù, oltre ad aver detto di seguire la parola di Dio, non disse, anche, di dover aiutare il prossimo? In questo modo, sembra vogliano respingere la validità di quanto è scritto nei Vangeli, disintegrando, cosi, anni e anni di Cristianesimo.

Infatti, le aspre sentenze colpiscono anche colui che si prostrò ai doveri delle autorità ebraiche, Gesù Cristo.

Essi riconoscono la valenza della sua figura, del suo operato, del suo cammino per rendere testimonianza alla verità. Ma, ignorano categoricamente l’esistenza della Trinità, negando, addirittura, le frasi riportate nel Vangelo secondo Giovanni, in cui Gesù afferma: “ Io e il Padre siamo una cosa sola”, “Chi ha visto me ha visto il Padre”.

Dinanzi alle loro ideologie, non nego che qualche dubbio possa avermi creato una certa confusione, portando a chiedermi spesso: “ Se non sarò Testimone di Geova, Dio mi salverà?”

Di certo, non saranno loro a giudicare il cammino della mia vita, quando sarà il momento. Dio ci giudicherà per la purezza del nostro cuore e, non per l’appartenenza religiosa.

Maglie, 18 gennaio 2008


Affacciati anche tu dalla mia finestra: cristina.piccinno@libero.it

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