
Il raggiungimento della maggiore età indica il nuovo ingresso in un mondo di responsabilità personale, sociale, nonché lavorativa. Ma si nota a “occhio nudo”, come molti giovani non abbiano la maturità richiesta e necessaria per acquisire determinati diritti o compiere delle scelte. Se da un lato consideriamo l’esser maggiorenne come un nuovo passo nella società, dall’altro è, anche, plausibile credere che ciò possa indicare “l’inizio di una fine”.
Ed il riscontro di tale frase si ha nel momento in cui si consumano sull’asfalto, inquantificabili ed indicibili stragi che arrestano l’ultimo battito del cuore di un giovane. Finora, nessuno dei tanti episodi (vedasi il mese di agosto) è servito per toccare nel profondo, la coscienza anche di un solo neo-patentato e non.
Tutto continua e continuerà a ripetersi solo per rivalità, per trasgressività, per spavalderia, o desiderio di assaporare quel brivido, quell’adrenalina nel sangue per l’alta velocità.
Questa gioventù, spesso e volentieri bruciata, non realizza che, al termine, non ci sarà il podio ad attenderli per essere premiati anzi, sarà un motivo in più per puntare il dito contro la nostra nazione, da cui emergerà un deficit culturale, in concomitanza con quello qualitativo della giustizia, visto che la pena inflitta, a volte, equivale al solo ritiro della patente, al cui termine, si ritorna in “carreggiata” per dare un nuovo inizio alle sfide.
Una volta assodato che la legge, purtroppo, non cambia le coscienze, non ci resta che trovare una soluzione alternativa e fattibile. Cosi, accantonando la competizione tra vari Paesi e riconoscendo di non vedere possibili soluzioni in campo nazionale, provo a varcare il confine italiano e soffermarmi in quello elvetico per sondare il medesimo aspetto. Le leggi appaiono più drastiche, più severe in questo ambiente che non sembra offrire una “zolla di terreno fertile” per il buonismo dilagante come quello italiano.
A partire dalla procedura di acquisizione della patente che prevede costi alti, ai tempi impiegati per essere idonei a guidare, superando anche i 6 mesi. Ma ciò con cui sono più in armonia di pensiero sono le disposizioni per aumentare la sicurezza stradale, previste per i neo-patentati.
Infatti, il periodo di esame non finirà una volta raggiunta l’idoneità alla guida, ma continuerà a protrarsi nel tempo per una durata di tre anni, in cui il neo-guidatore avrà la patente solo in prova, finchè non otterrà il permesso definitivo, a patto che non commetta infrazioni in questo arco di tempo. In tal caso, si sottoporrà ad altri corsi che attesteranno l’idoneità psicologica, la prontezza e la prudenza con guide su circuiti appositi.
Da ciò, si può dedurre che i favoritismi sono repressi, e come sarà laborioso ottenerla, cosi sarà anche mantenerla in seguito, poiché per poter continuare ad essere un conducente di auto, il neo-patentato è “costretto” ad essere prudente, attento, ma soprattutto sobrio, perché l’antitetico di questi tre aggettivi, si sa, possono diventare una miscela esplosiva e causa di incidenti.
Per questo motivo, credo che possa essere una buona e possibile “tattica di gioco” per tentare di responsabilizzare e far maturare i giovani patentati.
Di conseguenza, potremmo avanzare l’ipotesi di poter prendere esempio da questo metodo di acquisizione della patente in vigore nel territorio svizzero, visto che è stata attestata una riduzione degli incidenti stradali.
Quindi, popolo italiano muoviamoci! Con prudenza, per cambiare le carte in tavola e mettersi in macchina senza quell’angoscia che fa parlare le nostre coscienze, ipotizzando un non-ritorno a casa.