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Le loro storie parlano di anni segnati dalle guerre, dal duro lavoro, dalla povertà, dalle malattie che provocavano un alto tasso di mortalità. Anni in cui si riponevano tutte le speranze nel progresso della scienza, affinché venissero debellate quelle che oggi si curano con un semplice farmaco. E’ indubbio che i traguardi raggiunti (vedasi l’efficacia delle cellule staminali, i trapianti, la riparazione o inattivazione della cellula tumorale) sono molteplici e soddisfacenti, come lo sono anche le aspettative di un individuo affetto da qualunque patologia.
Ma una peculiarità su cui varrebbe la pena focalizzare la nostra attenzione è lo scopo, i risultati a cui mira la scienza, verso la quale è necessario non crearsi una visione alternativa del ruolo effettivo a cui adempie nella realtà. Partendo dal presupposto che discendiamo da progenitori che hanno adescato l’intera umanità, già prima che si espandesse ai giorni nostri, nell’imperfezione e “condannandoci a vita”, si dovrebbe precludere l’idea che questo sistema di ricerca possa mirare alla perfezione umana.
La nascita della bambina senza gene malato, avvenuta, in Gran Bretagna, tramite la diagnosi preimpianto (in Italia, vietata dalla legge 40 del 2004), permettendo, cosi, di non riscontrare, in età adulta, un cancro al seno, ha segnato un indicibile traguardo per la lotta di questa terribile malattia; ma nel contempo ha suscitato una secessione di pensiero tra esperti e non.
Stando a quanto un noto aforisma asserisce, secondo cui si predilige la prevenzione piuttosto che la cura, sono del parere che, nel momento in cui la scienza abbandona momentaneamente il suo ruolo “principale” per intervenire, per imbattersi nella profilassi, come in questo caso, dovrebbe porsi dei limiti che sono alla base di un’etica virtuosa, o quantomeno, trovare un surrogato che non sacrifichi una o più vite embrionali, o scientificamente parlando, un agglomerato di cellule, che possano essere utilizzate per eventuali scopi terapeutici.
Si, perché se andassimo nel dettaglio, il rovescio della medaglia non si presenta come un encomio ai canoni etici, considerando che il procedimento adottato pecca di inosservanza verso il valore di una vita.
La fecondazione in vitro ha generato 11 embrioni, di cui 6 presentavano il gene malato e 5 ne erano privi. Da quei 5 embrioni, ne sono stati selezionati e impiantati 2 nella madre, sino allo sviluppo di uno solo. Successivamente, i 6 embrioni sono andati distrutti perché aventi il gene malato, i restanti 3 sono stati congelati per un’eventuale desiderio di gravidanza della coppia.
A questo punto, un mondo imperfetto sin dalle radici, può essere tanto presuntuoso o ancipite da manipolare una vita e scartarne altre, come fossero un rifiuto, solo perché “imperfette” geneticamente, nonostante i medici non garantiscano che la bambina nata senza gene non possa riscontrare qualsiasi altro tipo di cancro? E quale triste destino toccherà ai 3 embrioni congelati, se non dovessero essere più impiantati? E se alla domanda “quanto è etico far nascere un figlio condannato al cancro?” rispondessimo “a quali vantaggi ci porterebbe tutta questa cospirazione sulla vita umana?”.
E’meglio sacrificare 6 vite per eludere il cancro, o incorrere nel cancro sopprimendo alcuno?
Facendo un bilancio, l’esito di tali istanze porterebbe al rinomato rapporto inconciliabile tra scienza e fede, un feeling instabile che ha conseguenze sul genere umano.
Per questo motivo, mi riesce difficile non spezzare una lancia a sfavore della scienza, e nonostante la mia cristianità, anche nei confronti delle ideologie chiesastiche, considerando inammissibile che s’impieghi, o meglio dire, si perdi del tempo a manipolare le componenti genetiche di un essere umano, se pur allo stato embrionale, al fine di eugenizzarlo, e nel contempo affossare altre vite, obliando il rispetto che un essere umano ha il diritto di avere.
Ma l’aspetto disarmante è la prosecuzione, apparente, degli scienziati sulle orme dell’eugenetica nazista che neutralizzava con la sterilizzazione i religiosi, i dissidenti, gli omosessuali, i disabili, o altresì definiti, “vite di nessun valore”, pur di non trasmettere i propri geni che avrebbero “infettato” lo sviluppo sociale e inibito la potenza germanica.
Prima che venga diffusa una visione sbagliata di essa stessa o la si crei, io devierei l’idea che la scienza ramifichi le sue competenze anche nell’eugenetica, e preferirei si prodigasse nel curare le patologie già esistenti, in attesa di essere annientate. O perlomeno, si addentri in essa senza eventuali “immolazioni”!
Pertanto, se da un lato i ricercatori hanno dato adito a polemiche per il passo compiuto, dall’altro anche le teorie vaticane suscitano una diatriba non indifferente. Una diatriba che chiama all’appello i 30.000, in modo approssimativo, embrioni congelati ed, aggiungerei, abbandonati.
L’asperità di fondere il pensiero scientifico con quello ecclesiastico non è un “mito” sfatato, nonostante entrambi usino la ragione per osservare la realtà, in cui la scienza dà interpretazioni sui fatti che le gerarchie clericali prendono in considerazione. Difatti, la Chiesa si oppone all’utilizzo di tutti gli embrioni posti ad una temperatura di 196° sottozero perché il prelievo delle cellule staminali porterebbe alla loro soppressione, e se cosi non avvenisse, possiamo prevedere benissimo il loro destino.
Anche qui, si potrebbe parlare di manipolazione della vita umana, e prima di essere fraintesa dopo quanto detto in precedenza, ci terrei a specificare che la “manipolazione” degli embrioni congelati è a scopo salvifico, in conseguenza al loro abbandono e al loro destino segnato, a differenza di “omicidi scientifici” per un’imperfezione.
Da recenti affermazioni, inoltre, vengo a conoscenza che la coppia, firmando, si esula da ogni responsabilità degli embrioni non impiantati e successivamente congelati. Automaticamente, il loro diviene uno stato di abbandono e di auto estinzione; dopodiché, le cellule diverranno inattive. Pertanto, la Chiesa, invece di ostinarsi a rimaner fedele ai propri principi, condannando, cosi, le 30.000 vite, a questa passività inutile ed alla conseguente morte, potrebbe promuovere il loro utilizzo coadiuvante per CURARE importanti patologie.
Detto ciò, io inviterei entrambe le colonne portanti sia per il presente, sia per il futuro dell’uomo, a compiere un passo indietro, venendo meno a quei principi, per regalare un’ulteriore certezza a chi è in attesa di una vita migliore.
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