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A sua volta, quel che è al nostro interno, sarà avvolto da un manto silenzioso che necessiterà, solo ed esclusivamente, di una mano empatica per essere issato.
Uno dei soggetti di tale quadro è il paziente affetto da SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica), una patologia che conduce a una totale paralisi muscolare, provocata da un malfunzionamento dei motoneuroni che non inviano l’esatto impulso al cervello, per adempiere il movimento.
Al di là del profilo patologico, ci troviamo di fronte ad una persona colpita nel corpo, “intrappolata” dall’impeto con cui questo male si abbatte su di essa, ma che lascia libero l’animo, le emozioni e la dignità.
Quella dignità, se riconosciuta dagli altri, dal mondo, che ti permette di vivere e di farti sentire un essere umano.
Tale risultato sarà arduo da ottenere quando disputano nella società odierna i valori etici e morali, e poiché la mente dell’uomo ha degli orizzonti molto ristretti e limitati, arriverà ad assumere, o per paura o per ignoranza, atteggiamenti inappropriati e dannosi nei confronti di tali situazioni.
Quando la vita ci offre questi incontri, a mio avviso, proficui è fondamentale per se stessi e per chi si ha di fronte, accantonare la paura, la diffidenza, la presunta impotenza di trasmettere, di alimentare, di non saper cogliere la ricchezza interiore di chi lancia con discrezione una “richiesta di aiuto”, di chi chiede scrupolosamente di far vivere e provare ancora emozioni.
Lungi da me nel giudicare chi vive situazioni analoghe nella propria vita, ma se provassimo a spegnere una parte del nostro cervello e dessimo ampio spazio a ciò che il nostro cuore ci suggerisce, sarebbe la miglior cura indolore che si possa ricevere.
Siamo condizionati dall’importanza attribuita all’esteriorità del genere umano, e questo fa si che, spesso, si tralasci, si abbandoni quel tesoro interiore ed etereo che brilla di luce propria, che aspetta di essere preservato e nutrito con amore, affinché l’uomo si senta ancora vivo.
Il disagio fisico non presuppone l’abbandono a se stessi e la fine di ogni emozione, non è il triste arrivo a destinazione, ma la continuazione di un percorso con un carico sulle spalle. Indubbiamente faticoso, ma non impossibile!
L’uomo disagiato non è inutile a se stesso e agli altri, anzi scuote e risveglia le coscienze di ognuno di noi, è un monito alla società per la forza, la grinta, la VOGLIA DI VIVERE che riesce a trasmettere, senza dare importanza al modo in cui lo fa.
E quando vi è un cedimento delle proprie forze sia fisiche sia psicologiche, è fondamentale avere l’aiuto vincente, quello costruttivo e salutare, cosi da non arrendersi e sovrastare l’avversario.
La cura primaria arriva dai proprio cari.
Il calore, l’ amore, la comprensione, la forza di combattere, di rialzarsi sempre e comunque si racchiude in un soffio vitale cosi intenso che continua a farti vivere, capendo che non c’è miglior cura nella vita dell’amore familiare.
Se, poi, vogliamo parlare di quelle associazioni promotrici di beneficenza per i casi in questione, dovremmo fare una premessa rassicurante per chi sottovaluta e schiva tali iniziative in seguito a imbrogli.
Scottati da precedenti misfatti, quando sentiamo parlare di associazioni siamo soliti disporci con diffidenza verso chi ci informa e ci chiede un contributo, pensando che lo scopo della donazione si riveli più una truffa che un aiuto. Come biasimare tutto questo! In un cesto pieno di mele, troveremo sempre quella bacata.
Le restanti sono mature al punto giusto, gustose e sicure come risulterà, tra tante associazioni, l’AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica), un gruppo promotore indipendente riconosciuto dal Ministero della Sanità nel 2001, con successive agevolazioni e diritti sanitari sui pazienti.
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Pertanto, anche con un piccolo aiuto, la garanzia per ottenere maggiori sovvenzioni dipende da noi, spesso limitati ad un’invadenza e un’ indiscrezione, che non giova, certamente, a chi ha bisogno di un aiuto per dar voce a quel silenzioso grido alla vita.
Commenti
10/11/2009
Lello Rugolo
Silenzioso grido alla vita... certo è una frase che fa riflettere!
Come si può gridare in silenzio.
Eppure è vero.
La complicata matassa di uomini e cose che s’intrecciano tutti i giorni, impone che per farne parte, si gridi, si sgomiti, si consumi una forza costante, tanto mentale quanto fisica.
E nella frenesia e confusione, è difficile trovare serenità e saggezza mentale...
Spesso prevale il fattore fisico, la frivolezza, l'aspetto, le prestazioni, la forma.
In questo contesto poco riescono ad integrarsi persone che hanno impedimenti e costrizioni fisiche.
“Il disagio fisico non presuppone l’abbandono a se stessi e la fine di ogni emozione, non è il triste arrivo a destinazione, ma la continuazione di un percorso con un carico sulle spalle.”
Queste frasi sono frecce che arrivano dritte al cuore... toccano il nostro punto più profondo e indomabile, spingono a riflettere...
Una frase che si dovrebbe mettere nei tabelloni invece tappezzati di pubblicità inutili e ripetitivi.
Perché l'integrazione sociale è importante oggi più di tutto il resto. Sentirsi parte di un gruppo, essere accettati, poter dialogare, scambiare opinioni, divertirsi, provare emozioni...
Ogni elemento mancante lascia intatto un mattone, che uno sull'altro diventano un muro, impossibile guardarci attraverso, ne scavalcarlo.
Occorre guardare pure alle proprie spalle, perchè la vita non è una gara, né una corsa verso l'ignoto..
Essa è piuttosto un percorso, un viaggio da fare in compagnia di persone che ti vogliono bene.
La soddisfazione più grande te la dà il vedere tutti assieme giungere a destinazione, grazie all'aiuto reciproco, all'amore verso il prossimo.
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