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Ultimo aggiornamento: 29-07-2010 11.30
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Home->Il Salotto buono->Il sapore dell'ingiustizia

Il sapore dell'ingiustizia
(di Enzo Lattante)

Il tumore maligno dell’umanità, causa molto probabile della sua estinzione, è l’ingiustizia. La prevaricazione, l’abuso, la violenza, il raggiro, il dileggio, la sopraffazione, la calunnia, l’usura ovvero tutti quei mezzi di cui l’uomo, da sempre, si serve per aggiogare o distruggere il suo simile, al fine del potere, sono i mezzi con cui si esercita l’ingiustizia.
Gli effetti devastanti di tale pratica sono costantemente sotto i nostri ipocriti occhi. Ogni motivo di discordia, di guerra, nel mondo, è frutto dell’ingiustizia. Ogni lotta di classe o di qualsivoglia rivendicazione è frutto dell’ingiustizia. Combattere l’ingiustizia in ogni sua forma, sotto ogni latitudine, è compito dell’uomo di buona volontà.

Il 17 novembre scorso, al Piccolo Teatro Studio di Milano, è nata l’associazione “Libertà e Giustizia”. Un folto gruppo di amici privi di tessera di partito, per autodefinizione componenti della cosiddetta società civile, ha deciso di dar vita ad un movimento culturale che si prefigge di “affiancare” la politica in quelle scelte che dovrebbero far aumentare il livello della giustizia sociale e, quindi della libertà individuale, nel nostro Paese.

Scorrendo l’elenco dei nomi dei “garanti” di quest’associazione non ci si può che rallegrare per l’importanza che essi ricoprono in quasi tutti i rami del professionismo; dalla letteratura alla filosofia, dal giornalismo alla medicina, all’imprenditoria: Enzo Biagi, Gae Aulenti, Claudio Magris, Umberto Eco, Umberto Veronesi, Guido Rossi, Franzo Grande Stevens, Carlo De Benedetti e tanti, veramente tanti altri.

Personalità di spicco che, per loro stessa ammissione, molto difficilmente riuscirebbero a trovare motivazioni sufficienti alla convivenza, all’interno di una qualsivoglia segreteria politica, ecco che fanno straripare i quattro ordini di gallerie di un teatro pur di ritrovarsi, fianco a fianco, animati da un novello “sacro foco”.

Personalmente plaudo quando assisto a nascite di questo genere. Ho applaudito ai fenomeni del “Palavobis” e dei “Girotondi” che, a mio avviso, rappresentano momenti sporadici, non solo e non tanto di un generalizzato dissenso politico, quanto il desiderio latente e profondo di manifestare la propria insofferenza nei confronti delle tante, troppe, intollerabili forme di ingiustizia sociale che allignano velenose nelle istituzioni del nostro Paese.

Plaudo perché sono espressioni democratiche, spontanee e pacifiche di un disagio diffuso e perché nascono all’interno di una socialità quanto mai eterogenea fatta di impiegati, operai, casalinghe, studenti insegnanti e quant’altro.

Ancor di più, quindi, plaudo a “Libertà e Giustizia” dove chi si muove è la crema dell’”intellighentia” non solo milanese. E’ la cultura che scende in campo! C’è da chiedersi se, per caso, non ci si stia incamminando sulla via dell’utopia platonica laddove la “polis” viene retta dai filosofi. Bisogna dire che nell’antichità i filosofi erano considerati i veri saggi della società e auspicarsi d’esser governati da dispensatori di saggezza non era certamente idea peregrina.

Ma, mi domando, oggi, i filosofi godono ancora della stessa reputazione? Sono autentici saggi? E se non lo sono, chi nella società moderna potrebbe aspirare ad essere considerato tale? Verso chi dovremmo indirizzare le nostre utopiche speranze? Nella speranza, appunto, che qualcuno, prima o poi, mi risponda, ritorno ai fautori di “Libertà e Giustizia” per chieder loro: “Cari amici, come mai così tardi?”

Intendiamoci, la mia non vuol essere una domanda faziosa ma solo leggermente provocatoria. Nel tempo, infatti, mi sono formata l’idea che gli uomini di cultura, nell’arco della storia, hanno accumulato delle grosse responsabilità, in negativo, nei confronti della società in cui hanno vissuto.

Il primo loro peccato mortale è stato l’inerzia (leggi ignavia) per indifferenza o per presunta superiorità intellettuale; il secondo, quasi a pari merito, è la condiscendenza (leggi ossequiosità pelosa) verso il potere costituito. Smentitemi se potete.

Ma poiché, è noto, ogni frutto, per insaporirsi, ha bisogno di maturare, recepiamo con soddisfazione che siano finalmente maturati i tempi perché questa nuova consapevolezza civica da parte di una componente sociale fondamentale quale quella dei “cervelloni”, ci fa ben sperare per il futuro.

I fermenti che gorgogliano dagli strati più bassi e che ora trovano bocca e orecchio nei ceti più elevati della società sono sintomi eclatanti non del fallimento della politica ma quantomeno dei suoi limiti. La politica è sempre più distante dai cittadini. I partiti politici invece di farsi portavoce delle istanze della base, percorrono cammini inversi, catechizzando i propri iscritti sulle volontà delle segreterie perdendo, di fatto, il contatto con la realtà evolutiva del Paese.

Da qui l’incomunicabilità tra esecutivo governativo ed il comune sentire civico. Si promulgano leggi che sembrano aliene dal buon senso; se ne approvano altre che paiono fatte apposta per essere eluse ed altre ancora che contrastano apertamente con leggi precedenti. La giungla legislativa è così intricata da non consentire al cittadino vie d’uscita alternative all’avvocato o al commercialista.

Un dubbio credo lecito potrebbe anche sorgere dinanzi alla pletora di leggi esistenti ed all’assenza di una decisa volontà politica di semplificazione: non sarà che l’impossibilità reale di rispettarle tutte sia un fatto, tutto sommato, voluto per creare la condizione del cittadino fuorilegge?

Ed un cittadino, fuorilegge suo malgrado, non soffrirà, in ogni caso, per sensi di colpa che gli procureranno ansie e stress? Ed un cittadino stressato non si sentirà grato e furbo se impunito e, comunque, sempre pronto ad aderire col massimo entusiasmo ad eventuali garbati inviti di condono?

****
Volendo volare più in basso, diciamo all’altezza del nostro bel campanile, che tipi d’ingiustizia sociale potrebbero denunciare i cari concittadini magliesi? Non per fare demagogia ma credo che il solo fatto d’essere magliese ci indichi, per oneri erariali, tra i più ricchi del comprensorio. In cambio, certo, abbiamo dei buoni servizi. Quali? Beh, la città è indiscutibilmente pulita. Altro? Per quanto mi sforzi…Ma ci sarà certamente dell’altro, viste le aliquote ICI!

Aiutatemi voi cari amici concittadini ad elencare tutti i buoni servizi che senza dubbio esistono in città. Una piccola ingiustizia, però, che come cittadino magliese sento di subire è quella che avverto nel momento in cui cerco disperatamente un parcheggio. L’idea che sulla via di Otranto ci siano centinaia di posti macchina inutilizzati costati a tutti noi fior di quattrini fa decisamente male.

Ma a pensarci bene quante forme d’ingiustizia esistono intorno a noi, in questa nostra bella e cara cittadina? Il puzzo della Copersalento è un’ingiustizia come quello che si sente alle spalle del Campo Sportivo. Lo stato pietoso di tante strade cittadine è un’ingiustizia. L’aver chiuso al traffico da mesi strade vitali per la circolazione è un’ingiustizia. A voler guardare per il sottile si potrebbe continuare per un bel pezzo ma fermiamoci qui.

Scrivetemi! Ci faremo quattro chiacchiere in salotto…quello buono.

Maglie, 18 dicembre 2002

Il mio indirizzo e-mail: enzolattante1@tin.it

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