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Alla ricerca di un capo
(di Enzo Lattante)

Martedì 14 gennaio, insieme ad altri 3 milioni e passa di televidenti, ho seguito su RAI3 il programma “Ballarò”. Tacitate le pur legittime rimostranze d’alcuni familiari che avevano opinioni diverse sul prosieguo della serata, l’ho seguito con attenzione sin dalle prime battute, allettato dalla preannunciata presenza di due personaggi di spicco dell’entourage dei DS quali Massimo D’Alema e Sergio Cofferati.

Non so dire esattamente cosa mi aspettassi da un incontro pubblico del genere ma di sicuro non ero preparato alla boccata amara che mi è rimasta a lungo, fin dopo la fine di quello spettacolo. Uno spettacolo che entrambi i protagonisti avrebbero potuto risparmiare a tutti coloro che non riconoscendosi nell’attuale schieramento di maggioranza governativa anelano ad un Ulivo rinnovato, rinvigorito, rinsaldato nelle sue componenti e soprattutto unitario nella linea politica da contrapporre con reali possibilità di successo al giudizio elettorale.

La prima domanda che mi sono posto è stata: di chi l’idea? Subito seguita dalla seconda: “cui prodest?”. Cerchiamo di rispondere alla prima. A mio modo di vedere Cofferati, invitato a tale confronto, non ha potuto o voluto rifiutarne la partecipazione ma, con gesto simbolico, ha disertato lo studio televisivo romano preferendogli il collegamento video da Milano.

Al pari mi riesce difficile credere che un uomo come Massimo D’Alema, presidente del Partito dei Democratici di Sinistra si esponga in una trasmissione-tranello come quella cui abbiamo assistito senza la benedizione di Fassino e quidi di tutto il gruppo dirigente DS, senza avere in mente un piano ben preciso. Già, ma quale piano? A questo punto penso sia utile concentrare la nostra attenzione sui due personaggi in questione.

Da un lato (del ring?) abbiamo Massimo D’alema, uomo di un’intelligenza certamente fuori dal comune, un uomo che, all’interno del suo partito, ha percorso tutte le tappe di una lunga scalata su, su fino al vertice della “nomenklatura”. Non sempre è stata una corsa incruenta ed Occhetto ne sa qualcosa. A D’Alema molti non perdonano il cinismo e l’ambizione personale, in nome dei quali, secondo loro, ha consentito lo sgambetto a Prodi e vissuto l’illusione di poter irretire l’ineffabile Berlusconi. Ma una cosa, a D’Alema, veramente non gli viene perdonata: l’aver perso le elezioni. Ciò nonostante egli resta un uomo di prim’ordine che gode di un seguito cospicuo non solo all’interno del partito in cui milita: in pratica, come suol dirsi, una risorsa.

Dall’altro lato c’è Sergio Cofferati, una lunga militanza nel sindacato, un uomo integro, refrattario alle intimidazioni, pronto a lottare anche duro per quello in cui crede, sembra avere le idee molto chiare su quello che dovrebbe essere la politica dell’Ulivo: aprire al movimentismo, e concentrare, senza farsene fuorviare, l’attività parlamentare verso le vere priorità del Paese che sono quelle di natura economica e sociale. La sua lotta per l’art.18 contro tutto e contro tutti, l’aver trascinato in piazza per questo, ma non solo per questo, oltre 3 milioni di persone, il discredito di cui è stato fatto oggetto da parte delle forze governative che non hanno lesinato né invettive né calunnie e il tiepido appoggio dell’opposizione lo hanno indicato nell’immaginario collettivo come il naturale antagonista di Berlusconi, come la persona in grado di saperlo affrontare a muso duro, pronto addirittura a ricusarlo come interlocutore perché politicamente inaffidabile. Per chi non ama i machiavellismi questa è vera musica.

Ma nell’Ulivo dei riformatori e dei riformismi esiste il mal sottile dell’individualismo. Una lotta senza esclusione di colpi, non dichiarata, ma non per questo meno feroce, che i vari capi e capetti della coalizione hanno intrapreso per l’investitura di leader. Non che dall’altra parte si stia meglio: è solo che lo strapotere economico del loro capo ha messo a tacere, con le buone o con le cattive, ogni rigurgito individualista.

Anche Berlusconi, del resto, si professa un gran riformatore ma, purtroppo per le conquiste democratiche del nostro Paese, la sua azione politica possiede tutte le caratteristiche di un’autentica controriforma mirata a scardinare le fondamenta stesse della Costituzione. Nel frattempo, cosa si fa in concreto nel centrosinistra? Si urla “al lupo, al lupo” e ci si estenua nella difesa dei tanti ideali, idealismi e ideologie sconfinando troppo spesso in sofismi insostenibili, in distinguo infinitesimali che la gente non può e non vuole capire.

In questo scenario ecco farsi largo la figura di Sergio Cofferati. Un sindacalista che fa sindacato ma anche politica, che sa farsi ascoltare perché riesce a parlare al cuore delle persone. Per lui sono scesi in piazza in milioni, i movimentisti lo eleggono a Firenze loro leader e pretendono che l’anima della sinistra ulivista faccia altrettanto. L’uomo schiva e abbozza. Sono qui per unire e non per dividere, dice. Con lui han provato di tutto pur di ridimensionarlo. Lo stesso Berlusconi non infierisce più consapevole che per tal fine ha alleati potenti nello schieramento opposto.

Pur d’inscatolarlo gli hanno offerto su di un piatto d’argento un collegio senatoriale “sicuro”. L’uomo schiva e abbozza. Vuole volare alto. Vuole rappresentare per la sinistra ciò che Prodi rappresenta per il centro. Non è giusto, dice, che si tacci di separatismo chi ha idee diverse da quelle “ufficiali”. Come si fa a non dargli ragione e simpatia? Come si fa a non accordare fiducia ad un uomo che sa trascinare con la passionalità di chi ha un sogno da realizzare anche gli spiriti più aridamente razionali? I mali della nostra società sono ancora tanti ed anche gravi. Tutti noi abbiamo bisogno di qualcuno in grado di farci sperare e sognare, almeno per un po’, che quei mali possano essere veramente curati.

19 gennaio 2003

Scrivetemi! Ci faremo quattro chiacchiere in salotto…quello buono.

Il mio indirizzo e-mail: enzolattante1@tin.it

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