Con questo spirito prenotai delle camere in un albergo di Castro affinché con tutta la famiglia potessi tirar tardi sino all’arrivo dell’alba. Volevo guardare quel sole nascente dal mare per chiedergli, tra i primi, che non si limitasse, come al solito, ad illuminare monti, valli e pianori ma anche e soprattutto le menti dei governanti del mondo. Una bruma densa e fredda avvolse Castro sin dalle prime ore ed il sole s’intravvide solo sul tardi. Il sole, dunque, sapeva e, complice la fitta nebbia, aveva evitato un’imbarazzante faccia a faccia.
Il sole sapeva che da lì a poco, noi italiani avremmo avuto il nostro Berlusconi, male minimo, intendiamoci, se confrontato agli altri disastri planetari, che in Palestina, fatale biblico luogo padre di tutte le guerre, non si sarebbe trovato un sostituto più adeguato di Arafat, che in Israele era in agguato il falco Sharon, che in America si preparava a prendere le redini il cowboy G. W. Bush, e che la fine delle torri gemelle di New York avrebbe segnato lo sconvolgimento di ogni equilibrio politico nello scenario internazionale.
Il sole sapeva ma, ugualmente, continuava a regalarci la vita col suo calore e la sua luce, lasciandoci arbitri delle nostre follie. Solo i folli, infatti, possono sperare di debellare il terrorismo di singoli kamikaze col terrorismo della guerra globale. Se il terrorismo palestinese trova alimento e giustificazione nell'impotenza di un popolo senza patria che non può o non sa difendersi altrimenti, abbandonato nella sua condizione dall’indifferenza internazionale, il terrorismo di Bin Laden cerca e trova alimento nelle frustrazioni di una certa parte del mondo islamico e nelle aspirazioni di rivalsa dei tanti diseredati di questa terra che guardano al ricco, opulento ed egoista Occidente come ad una piovra avida che sa solo sfruttare i più deboli per il proprio tornaconto.
Trovare proseliti, per chi ha interesse alla destabilizzazione planetaria, in uno scenario fatto di diseguaglianze così forti e che, invece di ridursi, tendono a divenire macroscopiche, è cosa agevole. Ecco perché le guerre tecnologiche quanto elefantiache che sanno fare gli U.S.A., se portate quale rimedio al terrorismo, saranno la medicina che farà morire l’ammalato. La guerra in Afghanistan ha tolto di mezzo i Talebani ed instaurato un governo di coalizione che, si può star certi, reggerà sino a quando saranno presenti gli americani. Non è difficile immaginare cosa succederà alla loro partenza mentre, senza eufemismi e con molta probabilità, Bin Laden passeggia sicuro e senza barba tra le vie di New York.
Da pochi giorni è scoppiata la guerra in Iraq. Una guerra lampo, secondo le previsioni di Bush, che avrebbe visto le truppe americane accolte dalla popolazione irachena come liberatrici dall’infame tirannia. Una nota giornalistica, intanto, comunica che le truppe statunitensi sono state fermate a 350 km. da Bagdad e che la guerra non sarà né lampo né breve. Non ci sono dubbi sull’esito della guerra. Vinceranno gli angloamericani e Saddam Hussein sarà ucciso o scomparirà come Bin Laden ma il terrorismo ne uscirà sconfitto?
E nel dubbio, sarà valsa la pena di aver sconvolto l’ordinamento e la funzione di organismi internazionali quali l’ONU e la Nato, dissolto i fragili equilibri dell’unione europea e creato un precedente pericolosissimo che, se seguito da altri, potrebbe condurre l’intera umanità ad una fine prematura? La pax americana, che l’irruente Bush ha deciso d’imporre, ha le stesse probabilità di riuscita di quella romana, in un mondo mediatico e globalizzato come quello moderno?
E tu sole, che continui a risplendere “libero e giocondo” su questo mondo meraviglioso non restare indifferente dinanzi alle tragedie umane ma penetra nella mente dei potenti ed indicagli l’unica via che porta veramente la pace nel cuore degli uomini: la pratica della fratellanza. Spiega loro che tale via è fatta di solidarietà, di comprensione dei problemi altrui, di tolleranza, di aiuto concreto, in una parola, di amore verso il prossimo che poi è pur sempre amore verso se stessi. Ma, a quanto pare, volersi bene è la cosa più difficile su questa terra.
Maglie, 25 marzo, 2003
Scrivetemi! Ci faremo quattro chiacchiere in salotto…quello buono.