La politica dunque, per definizione, è una scienza e un’arte. Giungere, quindi, alla considerazione che i politici possano essere indifferentemente o scienziati o artisti pare non solo opportuno ma doveroso. Ma qui nasce un angoscioso dubbio. Come dovremmo considerare, ad esempio, il nostro benamato capo del governo on. Silvio Berlusconi? Uno scienziato o un artista? Capisco che a questo punto qualcuno potrebbe obiettare: “…e daje ci risiamo con le solite prese in giro del povero Berlusca…” ma onestamente controbatterei che, dato l’alto incarico che ricopre, potrebbe aversene a male se scegliessi di parlare di qualcun altro a lui inferiore per grado e prestigio.
Cerchiamo dunque di risolvere il nostro legittimo dilemma, in tutta tranquillità, eleggendo Berlusconi a rappresentante dell’attuale classe politica, in generale. Riapro il vocabolario. “Scienziato”: [da + scienzia] B s.m. (f. a) * Chi si dedica alla scienza o a una scienza, studiandola cercandone e promuovendone gli sviluppi, e sim..
“Artista”: [da arte] s.m. e f. (pl. m. i) 1 Chi opera nel campo dell’arte. Forti di queste definizioni linguisticamente inoppugnabili, procediamo nella verifica di quanto possano adattarsi a chi oggigiorno esercita, al massimo livello, la politica in Italia: il nostro Presidente del Consiglio. Silvio Berlusconi è un uomo politico? Scartiamo subito la risposta negativa perché in tal caso qualcuno potrebbe obiettare:”…e allora che ci sta a fare a Palazzo Chigi?”. Prendiamo quindi per scontato che sia un politico. Se è un politico dovrà, per forza di cose, come abbiamo visto, essere o uno scienziato o un artista.
Poiché per definizione di scienziato sappiamo di parlare di una persona dedita alla scienza che equivale a sapienza e quindi a conoscenza della materia (nel nostro caso la politica), viene naturale chiedersi che tipo di studi abbia affrontato in passato o in quali sia attualmente impegnato il capo del nostro governo. Nella formazione scolastica italiana esiste una facoltà universitaria, quella di “Scienze politiche”, che dovrebbe fornire agli studenti che la frequentano un indottrinamento di base. Ma rileggendo quel famoso memoriale che Berlusconi spedì ad ogni famiglia italiana, non si riesce a trovare alcun cenno ai suoi studi universitari (tanto da generare in molti l’impressione che non abbia mai conseguito una laurea) mentre largo spazio viene dato ai suoi ricordi liceali. Bandendo ogni forma di malizia ed accettando che i suoi studi universitari siano stati idonei e pertinenti, quanto tempo è trascorso dal conseguimento della laurea a quello della sua cosiddetta “discesa in campo”? Parecchi anni, evidentemente, durante i quali, è risaputo, ha avuto ben altre incombenze cui dedicarsi che non l’approfondimento e la pratica della scienza politica.
Berlusconi, quindi, non può essere considerato uno scienziato. Dovrà per forza essere un artista. Ce lo confermano le gags di cui è oggetto sulla stampa soprattutto estera (non a caso) mentre fa le corna sul capo di un ministro straniero o sale su un gradino per apparire alla stessa altezza di Chirac o quando parla di sua moglie e Cacciari. Le gaffes del Berlusca non si contano più ma chi lo conosce bene è pronto a giurare che le sue sono esternazioni di un uomo col cuore di ragazzo, semplici goliardie che vengono sempre mal interpretate dalla malevolenza delle “sinistre”.
Se l’arte di governare lo Stato poggia sulla saggezza, sulla lungimiranza, sulla capacità di mediazione, sul compromesso, sulla diplomazia non è legittimo chiedersi in quale di questi filoni Berlusconi realizza la sua arte? Quando invita manifestanti contro la sua impolitica ad andare a lavorare? Quando proclama crociate devastanti contro la magistratura? Quando spacca l’unità del Sindacato e dà fuoco alle polveri sull’art. 18 per poi fare dietrofront? Quando afferma che la civiltà islamica è inferiore a quella occidentale? Quando frattura la fragile coesione europea perché Chirac è altezzoso e Schroeder di sinistra? Quando lui, fervente anticomunista, fa ferro e fuoco per far entrare l’amico Putin nel consesso europeo? Quando con ineffabile faccia bronzea dichiara agli amici industriali che se non possono fare i comodi loro la colpa è della Costituzione Italiana stilata da cospiratori sovietici? Quando…quando…quando.
Come si fa, senza farsi accapponare la pelle, a non pensare che se questo nostro Paese è diventato grande lo deve a persone che lo hanno governato come Cavour, Giolitti, De Gasperi e Moro? Come si fa, senza farsi accapponare la pelle, ad impedirsi di fare paragoni? Non da scienziati siamo attualmente governati ma più probabilmente da artisti che hanno sbagliato palcoscenico.
Con i migliori auguri di Buona Pasqua a tutti.
Maglie, 19 aprile,2003