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Ultimo aggiornamento: 29-07-2010 11.30
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Home->Il Salotto buono->Dalle stelle alle...

Dalle stelle alle...
(di Enzo Lattante)


Finalmente è partita. Dopo alcuni rinvii per motivi tecnici e meteorologici, il razzo francese Arianne 5, porterà la sonda Rosetta a svelarci i segreti cosmici del nucleo della cometa Churiumov-Gerasimenko. Le occorreranno 10 anni per coprire i 450 milioni di chilometri che la separano dall’obiettivo ma, alla fine, l’orgoglio della tecnologia europea e soprattutto italiana arricchirà l’umanità di preziosissime informazioni sull’origine del nostro universo e quindi della nostra storia.

Nel frattempo, un altro robottino, l’americano Opportunity, ci racconta che su Marte, un tempo, c’era dell’acqua e che doveva essere anche tanta. Tutto ciò è ammirevole. La consapevolezza del non esser nati “per viver come bruti ma per seguir virtude e conoscenza” fa onore a tutto il genere umano. E rende l’uomo la creatura unica che è, in ragione della sua spiritualità. Come diversamente interpretare il suo irrefrenabile bisogno di conoscenza se non come l’insopprimibile ed affannosa ricerca di Dio sia fuori che dentro di sé?
Ma poiché le vie di questa ricerca sono tante quante gli uomini stessi, capita che presunzioni e intolleranze, figlie mefitiche dell’ignoranza, facciano emergere la spiritualità maligna e diabolica, che pure esiste nell’animo umano, generando sentimenti di annientamento verso il prossimo e verso se stesso. Le notizie provenienti da Baghdad, Karbala e Quetta che parlano di centinaia di morti e migliaia di feriti tra coloro che dinanzi alle moschee santificavano il giorno sacro della Shura, fanno vacillare fortemente la convinzione di chi prefigura un futuro per il genere umano.
E’ la scommessa di sempre. La lotta tra il Bene e il Male continua e gl’insegnamenti di Cristo, Maometto, Buddha e quant’altri, nei secoli, si sono cimentati per indicare agli uomini la via della salvezza, alle volte, pare servano più a dividere che a congiungere. Dinanzi a notizie di questo genere provo un senso profondo di sconforto. Avendo deciso di ritagliarmi, con queste pagine, il ruolo dell’osservatore e del commentatore delle vicende umane, facendolo passare attraverso il filtro di quel poco buon senso che l’esperienza della vita mi ha donato, è evidente che contavo sulla capacità e la forza di convincimento degli argomenti della ragione.
Dinanzi a massacri e stermini eseguiti all’unico scopo del terrore, cosa c’è da osservare e commentare col filo della ragione? Certo occorre condannare. Condannare con fermezza e con durezza. Ma come arginare la spirale d’odio e il desiderio di vendetta che tali atti comportano? La condanna ben venga. Ma è chiaro che non basta. Occorre eliminare le cause d’origine, ritenute fondate, da parte di chi compie simili nefandezze, su antiche o recenti ingiustizie. Per eliminare quelle cause, bisognerà prima comprenderle, evitando la tentazione di rispondere al terrore col terrore. E solo dopo aver compreso veramente, sarà necessario dimostrarsi instancabili nel far prevalere le ragioni del Bene, tenendo presente che, se anche il Male possiede una sua perversa ragionevolezza, ha il suo grosso limite nell’assenza di speranza. Comprendere, ragionare ed infondere speranza è l’unica ricetta che potrà salvarci.

* * *


Tommaso Padoa-Schioppa

Di speranza parla anche Tommaso Padoa-Schioppa in un suo bell’articolo sul Corriere della Sera dal titolo “Crescita bloccata un male europeo”. “Vi è da sperare” dice “che la rinascita economica divenga tema centrale nel dibattito elettorale che sta iniziando, perché parte essenziale della questione è proprio il nesso tra dimensione nazionale e dimensione europea.”
In una rapida rivisitazione storica, Padoa-Schioppa osserva come, nel solo volgere di due generazioni, si sia passati dall’arricchimento di un povero (il genitore) all’impoverimento d’un ricco (il figlio). Ammette che questo è un fenomeno comune alla maggior parte dei paesi europei ma che solo in Italia esso assume connotati e gravità particolari “…per la precarietà di cui ancora soffrono il senso delle istituzioni, il funzionamento della democrazia, l’etica nella vita pubblica, la distinzione tra interesse generale ed interesse di parte.”

In sintesi, se è lecito e doveroso attendersi molto da Bruxelles, è altrettanto doveroso che ogni governo nazionale si rimbocchi le maniche. Infatti, se in Europa vi sono, nonostante tutto, economie in crescita ed altre stagnanti, le differenze sono dovute in larga misura ai diversi comportamenti ed alle responsabilità oggettive dei singoli governi nazionali.
Come non concordare con l’analisi di Padoa-Schioppa? E come non augurarsi che la prossima campagna elettorale (a ben vedere, mai conclusasi dalle ultime elezioni) abbandoni toni ed argomenti da bar dello sport ed affronti seriamente i veri problemi del Paese Italia nello scenario non più rimovibile della sua appartenenza al Paese Europa?
Quando leggiamo notizie come quelle che danno il Pil italiano in crescita dello 0,3 % (in sostanza zero) e le confrontiamo con i dati negativi della Francia o altre che dicono che la percentuale della disoccupazione in Italia è inferiore di oltre due punti a quella della vecchia locomotiva economica che era la Germania, evitiamo, per cortesia, di crogiolarci in sciocche quanto anacronistiche pulsioni nazionalistiche o in sterili considerazioni autoconsolatorie del tipo “mal comune mezzo gaudio”.
Cerchiamo piuttosto con gran senso di responsabilità, con serietà e determinazione le possibili vie d’uscita dal ristagno economico che ci attanaglia e facciamolo, possibilmente, in modo collegiale, sintonizzando strategie e risorse con gli altri parteners europei. Perché com’è vero che il male è comune, anche i rimedi devono essere comunemente concordati e sostenuti.

* * *


Adriano Sofri

Un tema che ha appassionato e diviso le coscienze di molti è quello che riguarda la vicenda di Adriano Sofri. Una vicenda che è tornata alla ribalta di recente per due motivi. Il primo, per il controverso invito rivolto a Sofri, non si sa bene se dalla Curia o da chi altri, di leggere nel Duomo di Milano una famosa ballata di Oscar Wilde; il secondo, per certe analogie con un'altra vicenda, quella d’un tale Cesare Battisti che, a parte il nome, nulla ha a che spartire col glorioso irredentista impiccato a Trento nel 1916.

L’odierno Cesare Battisti è stato condannato dai nostri tribunali a due ergastoli per quattro omicidi, due dei quali, per partecipazione diretta, gli altri due per esserne stato il mandante. I fatti accaddero nel periodo degli anni ’70, i famigerati anni di piombo, quando l’Italia pareva in balia delle orde terroristiche delle varie brigate. Orbene, dopo mirabolanti storie fatte di prigionia, di evasioni e di rocambolesche latitanze, il nostro, ormai cinquantenne, si è rifatto, in Francia, una reputazione da intellettuale e, quindi, secondo certe logiche d’oltralpe, ma non solo, meritevole di poter continuare in libertà il suo cammino nella vita.
Alle volte pare sinceramente di vivere nel mondo dell’assurdo. A Sofri si vuole regalare, a tutti i costi, una grazia che lui non chiede. E non la chiede perché, se lo facesse, ammetterebbe implicitamente la sua colpa. Ammissione che mai egli s’è lasciata sfuggire in tutti questi anni. Teniamo presente che per concedere la grazia a qualcuno che non la richiede, occorre mettere mano alla Costituzione.
Per liberare Sofri, qualcuno è disposto a modificare il testo della nostra Magna Carta. Mi domando, questo qualcuno s’è posto il problema delle ripercussioni sociali e politiche che si verificherebbero nel Paese se si liberasse il Sofri a queste condizioni? Sul piano sociale credo che un simile accadimento metterebbe in seria discussione il senso stesso della Giustizia e provocherebbe una sacrosanta indignazione per la sorte di tanti altri condannati che, non avendo le capacità intellettuali di Sofri, continuerebbero a marcire in galera.
Sul piano politico-giudiziario accadrebbe che lo Stato, deliberatamente, concedendo una grazia non richiesta, sconfesserebbe il verdetto dei suoi stessi tribunali. E visti gli attuali rapporti, non del tutto idilliaci, tra il potere politico e quello giudiziario, mi pare non sia proprio il caso di far incancrenire certe ferite. Lasciamo dunque il Sofri tranquillo a meditare. Dalla galera, con gli sconti e i condoni previsti dal nostro codice, ne uscirà quanto prima. Ma, almeno, nel frattempo, cerchiamo di salvare la faccia a questa nostra Italia!

Maglie, 6 marzo, 2004

Scrivetemi! Ci faremo quattro chiacchiere in salotto…quello buono.

Il mio indirizzo e-mail: enzolattante1@tin.it

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