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Leggendo leggendo...
(di Enzo Lattante)

Da "Utopia e disincanto" di Claudio Magris:

"La sconfitta dei totalitarismi politici, in molti, anche se certo non in tutti i paesi, non esclude la possibile vittoria di un totalitarismo soft e colloidale in grado di promuovere - tramite miti, riti, formule di richiamo, rappresentazioni e figure simboliche - l'autoidentificazione delle masse, facendo in modo - scrive Giorgio Negrelli negli "Anni allo sbando" - che <<il popolo creda di volere ciò che i suoi governanti ritengono di volta in volta più opportuno>>. Il totalitarismo non si affida più alle fallite ideologie forti, ma alle gelatinose ideologie deboli, promosse dal potere delle comunicazioni"


Claudio Magris

Avrò avuto problemi digestivi ma, tutt’a un tratto, mentre leggevo queste frasi nella calura pomeridiana della siesta, i volti sorridenti e accattivanti di Bush e Berlusconi son venuti a danzarmi nella mente. Dapprincipio, le note erano quelle d’un minuetto secentesco, tanto raffinato e lezioso da apparire osceno, poi, con un crescendo ossessivo, il ritmo diventava quello d’una pizzica da tarantolate e, man mano che andava facendosi sempre più frenetico, quei sorrisi lasciavano il posto ad orrendi ghigni disumani.

Trasalendo, come se tutta la mia famiglia fosse minacciata da un pericolo incombente, sono corso in soggiorno. La trasmissione del Grande Fratello promanava la sua gelatinosa ideologia debole investendo in pieno due mie strette consanguinee. Ho subito realizzato che per loro non c'era più niente da fare. Mogio e rassegnato sono andato in bagno. Un po' d'acqua fresca sul viso m'avrebbe schiarito le idee.

Mentalmente, due rapidi calcoli. Il governo Berlusconi non è forse il più longevo dopo quello di… Mussolini? Ma che abbia veramente ragione Magris? Può essere accaduto che, quasi senza accorgecene, concessione dopo concessione, si sia passati dalla padella del totalitarismo fascista, attraversando più d’un cinquantennio di festeggiamenti democratici e cristiani per la Liberazione, nella brace del totalitarismo, sia pure soft, di chi è riuscito a conquistare il potere delle comunicazioni e si trova pertanto nella possibilità di farci “credere di volere” quello che in realtà vuole per sé? Sarà mica per questo che il 25 aprile, puntualmente, del Berlusca si perdono le tracce? Mi asciugo la faccia e mi guardo allo specchio.

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Sono nato sotto il regno di Umberto II. Sono cresciuto commuovendomi con le storie del Libro Cuore, esaltandomi per le imprese di Garibaldi, maturando la convinzione che la democrazia parlamentare scelta dagli italiani col referendum del ’46 fosse l’unica strada percorribile per far uscire l’Italia dal suo endemico stato d’arretratezza. Ho vissuto i tempi della guerra fredda, dei blocchi contrapposti, della costruzione del muro di Berlino. Viaggiavo in pantaloni corti anche d’inverno ma ero protetto perché avevo la maglia di lana. Del boom economico mi sono accorto quando a 16 anni invece di rivoltarmi il cappotto ricavato da una divisa pesante di mio padre, la mamma mi portò in centro, a comprarmene uno nuovo di zecca.


M.L. King

Mi sono commosso per Papa Giovanni ed ho pianto d'autentico dolore per le morti di Kennedy e Luther King. Non ho conosciuto la miseria ma mi è stato insegnato ad apprezzare le virtù che derivano dalla morigeratezza. Aborro la filosofia economica dell'usa e getta che trovo immorale anche quando si riferisce alle sole lamette da barba. Gli abusi del consumismo provocano sprechi che le generazioni future non ci perdoneranno mai. Credo nei valori insopprimibili dell'uomo che riguardano la dignità della sua condizione, il suo bisogno di spiritualità, la mai sopita ricerca d'una giustizia più giusta. Reputo insostituibili le funzioni di Famiglia e Scuola nell'instradamento precoce delle giovani coscienze, sul binario dei diritti e dei doveri e giudico sacrosanta l'aspettativa d'esser governati senza essere discriminati.

Questo il ritratto che lo specchio mi rimanda. In questo mondo di furbi, mi ritrovo, per dirla con una parola, un utopista, un ingenuo sognatore, in campo politico un duro e puro da considerare, in ogni caso, con pietosa, sorniona condiscendenza. Ebbene non me ne importa. Ciò che mi secca, e come secca a me seccherà anche ai tanti con cui condivido non solo lo status d’ingenuo idealista ma anche quello, acquisito con l’esperienza degli anni, di disincantato realista, è il modo con cui si è giunti al punto così sapientemente descritto da Claudio Magris.

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Si poteva fare qualcosa, per impedire che ciò accadesse? Credo di no perché quando il cittadino non può contare su uno dei pilastri fondamentali della democrazia che è la libertà di stampa che possibilità ha di formarsi un’opinione scevra di condizionamenti? Quando il quinto potere è al servizio diretto del primo, si può star certi che l’esistenza di tutti gli altri è solo apparente.

Eppure i campanelli d’allarme non sono mancati del tutto. Erano suonati da semplici cittadini, da associazioni e dalla stessa magistratura. Vere e proprie richieste d’intervento che sono cadute nel colpevole disinteresse dello schieramento di centrosinistra del nostro Paese. Uno schieramento che nonostante fosse riuscito nell’impresa di governare, con Prodi prima e D’Alema poi, non s’è dato la benché minima pena di risolvere il prioritario problema per la vita democratica, del conflitto d’interessi.


Francesco di Stefano

L’unica concessione fatta in ottemperanza della sentenza n.420 del 1994 della Corte Costituzionale che sanciva, in difesa del pluralismo informativo, la necessità che nessun soggetto privato possedesse più di due reti televisive nazionali, fu quella operata da D’Alema nel ’99, quando indisse una gara d’appalto per la concessione di due reti nazionali (Rete4 e Rai3). A dimostrazione della capacità disinformativa della potenza mediatica in cui siamo immersi vorrei porre una domanda: quanti di noi conoscono un certo Francesco Di Stefano? Quanti di noi sanno che era un imprenditore, che era proprietario del canale Europa 7, che fu il vincitore della gara per la concessione delle reti e che, mentre Rete4 continuava imperterrita a trasmettere per Mediaset, vinceva i ricorsi presentati al TAR ed al Consiglio di Stato?

E’ garantito, molti, moltissimi non lo sanno perché tutta la vicenda è stata coperta dal più assoluto e vergognoso silenzio mediatico. Molti, moltissimi invece sono convinti che, grazie alla legge Gasparri che sancisce definitivamente la possibilità per Berlusconi di detenere le sue tre prolifiche reti, Rete4 e Rai3 sono state salvate dal pericolo della smobilitazione. Molti, moltissimi ignorano, perché nessuno s’è premurato di riferirlo, che le due emittenti, al massimo, insieme al proprietario, avrebbero cambiato semplicemente il nome.

Ma com’è stato possibile che tutto ciò sia passato sotto silenzio con D’Alema Presidente del Consiglio? Una teoria, in verità, ce l’avrei. D’Alema è un politico. Ed era un politico già molto prima di Tangentopoli. E’ vero che non è stato toccato granché dalla falce in mietitura di Mani Pulite, ma deve aver sudato freddo un gran numero di volte. Mani Pulite ha eliminato grandissima parte dei suoi avversari politici ma D’Alema, uomo di casta, non si è mai sentito in dovere di ringraziare.

Al contrario, ha sempre visto nella decimazione dei parlamentari suoi colleghi un’ingerenza insopportabile da parte della magistratura. Ha vissuto l’esperienza di quel periodo covando in seno il desiderio di rivalsa nei confronti del Potere Giudiziario e, una volta giunto alla Presidenza del Consiglio, ha posto in essere tutte le possibili condizioni che riaffermassero la supremazia e l’intangibilità della Politica. Occorreva un grande progetto di riforma della Giustizia e la collaborazione dell’opposizione.

Da qui la Bicamerale, da qui il contentino a Berlusconi. Non intendo entrare, per il momento, nel merito della bontà dei desideri di D’Alema, dico solo che grave fu il suo errore di calcolo politico di cui stiamo pagando tutti il prezzo. Le elezioni politiche del 2006 ci diranno se questi nostri anni passeranno alla storia come il “ventennio” berlusconiano o se alle italiche genti, dal suo “stellone”, sarà concessa un’altra opportunità di riscatto.

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Maglie, 1 novembre, 2004

Scrivetemi! Ci faremo quattro chiacchiere in salotto... quello buono.

Il mio indirizzo e-mail: enzolattante1@tin.it

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