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Sotto l'albero di Piazza Municipio (prima parte)
(di Enzo Lattante)
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Novembre toglie il disturbo. Ci saluta con l'ennesimo sciopero generale contro la politica economica di Berlusconi. Quanti ne avrà collezionati? Sei, sette? Che importa? Tanto egli, comunque, "tirerà diritto". Ottemperando al mio impegno con ViviMaglie do un'occhiata ai miei appunti dove ho evidenziato alcuni avvenimenti di questo mese.
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Comunicato ISTAT
L'ISTAT ha comunicato i dati relativi all'Annuario Statistico del 2003. In pratica la foto di gruppo di tutti gl'italiani. Per effetto dell'immigrazione abbiamo superato la quota di 57 milioni di abitanti residenti. Viviamo più a lungo, in quanto l'aspettativa di vita è salita ad 83 anni per le donne ed a 77 per gli uomini, nonostante la nostra tendenza alla sedentarietà ed al viziaccio del fumo che, in barba ai manifestini funebri delle confezioni, si è addirittura incrementato (31% è la quota raggiunta dai fumatori maschi, 17,4% quella delle femminucce). Che dire? Proibire per incentivare?
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Nel 2003 si è raggiunto il minimo storico dei matrimoni soprattutto quelli religiosi (- 5,5%) mentre nelle nostre tasche c'è sempre meno denaro. Il 44% degli intervistati si dichiara per niente soddisfatto delle proprie condizioni economiche. Nel 2001 era il 33%. Ciò nonostante, grazie agli incentivi d'ogni tipo, non si rinuncia al telefonino dell'ultima generazione o alla macchina nuova.
Con poche battute tali dati si potrebbero commentare così: gli Italiani, oggi, vivono più a lungo perché, essendo più poveri e, quindi, costretti a praticare una dieta alimentare molto meno ricca, si conformano maggiormente alle raccomandazioni delle moderne dietoterapie. Automobili e cellulari riescono ancora a tener vivo il mercato in quanto simboli d'uno stile di vita, quello proposto dalla pubblicità mediatica ("toglietemi tutto ma non..."), che fa della priorità dell'apparire un'esigenza irrinunciabile. E' un vero peccato che a nessuno sia venuto in mente di chiedere agli italiani se sono felici. Sarebbe stato interessante.
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Berlusconi alla Guardia di Finanza
Berlusconi va al Comando Generale della Guardia di Finanza in occasione del 230° anniversario della fondazione e dichiara che è legittimo evadere le tasse che superano il 30% del prelievo. Egli dice: «Se lo Stato ti chiede un terzo di quello che con tanta fatica hai guadagnato, questa ti sembra una richiesta giusta e glielo dai in cambio di servizi che lo Stato ti da. Se lo Stato ti chiede di più o molto di più, c'è una sopraffazione nei tuoi confronti e allora t'ingegni per trovare dei sistemi elusivi o addirittura evasivi che senti in sintonia con il tuo intimo sentimento di moralità e che non ti fanno sentire intimamente colpevole.»
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Silvio Berlusconi
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Assodata l'assoluta inopportunità, da parte del capo di un governo in carica, del tenere lezioni di moralità sulle leggi fiscali dello Stato, a chi quelle leggi è tenuto istituzionalmente a far rispettare, ciò che lascia sconcertati è il valore assoluto del contenuto del messaggio. Intanto non mi pare possa ridursi tutto ad una questione di aliquota entro la quale devo pagare, al di sopra della quale posso evadere perché lo Stato sta abusando di me.
Se i servizi erogati dallo Stato sono scarsi ed insoddisfacenti, anche il 30% del proprio reddito potrà essere considerato un balzello odioso e iniquo. Se poi teniamo presente che nelle maggiori nazioni europee, quali Francia e Germania, la gestione dello stato sociale, il più noto welfare, assorbe ben oltre il 40% del reddito dei cittadini, è corretto affermare che la percentuale del reddito che viene versata in tasse non può essere in alcun modo una costante ma va commisurata al tipo ed alla qualità di prestazioni e di servizi che si ricevono in cambio
Stabilita la relatività dell'aliquota dal punto di vista entità erogata - servizi ricevuti, val la pena considerare il senso etico del prelievo secondo la morale berlusconiana.
Il nostro caro Primo Ministro ha mai pensato che il prelievo del 30% effettuato al dirigente che guadagna sei mila euro al mese, mettiamo con moglie e tre figli a carico, possa essere considerato moralmente meno legittimo quando viene imposto al bancario o all'insegnante che, con la stessa situazione familiare, di euro mensili ne guadagna poco più di due mila? Il dirigente, certo, dovrà fare qualche piccolo aggiustamento al suo tenore di vita, ma il bancario e l'insegnante si ritroveranno ad accrescere la percentuale di una nuova, sempre più consistente categoria di cittadini: quella dei cosiddetti "poveri relativi".
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Mentana lascia il TG5
Venerdì 10 dicembre, alle ore 19,00, nei locali della nostra nuova, bellissima Biblioteca Comunale, Paolo Guzzanti, senatore di F.I., presidente della commissione bicamerale "MITROKHIN", parlerà sul tema Mass Media - Informazione e Disinformazione.
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Enrico Mentana
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Stralcio dell'intervista di Enrico Mentana rilasciata al Corriere della Sera all'indomani della sua "promozione":
«Vorrei cominciare partendo da una campagna di sensibilizzazione dell'azienda sui temi dell'informazione».
Ovvero?
«Faccio un esempio per farmi capire. Ben pochi sanno, per via della discrezione del personaggio, che Toni Capuozzo si è dimesso dal suo ruolo di responsabile del settimanale Terra . Lo ha fatto in silenzio, amareggiato perché uno speciale sull'anniversario dei nostri morti di Nassiriya non è andato in onda. Lo aveva realizzato mettendoci impegno, emozioni, sentimento, fatica, ricordi personali».
E perché non è andato in onda?
«Non ha trovato spazio tra il Grande Fratello e il film pensato come contro - programma dell'Isola dei Famosi . Non ha trovato spazio perché manca una sensibilità su questi temi, sull'informazione. Ecco cosa spero di poter fare da dentro, rimanendo nella catena di comando».
Come non fare i nostri migliori auguri al simpatico Mentana intuendo l'immane impegno che si è assunto? Da tempo, Berlusconi, che ama profondamente la musica, specialmente quella interpretata dai suoi pifferai di fiducia, avvertiva nel TG del buon Enrico qualche lieve stonatura. Poiché il 2006, con la sua scadenza elettorale, s'avvicina ormai a grandi passi, vuoi per l'importanza dell'appuntamento, vuoi per certi sondaggi poco rassicuranti, egli intende, anzi, pretende che tutta l'intera orchestra dimostri in pieno il suo affiatamento.
Perciò, via Enrico e avanti Carlo. Carlo Rossella, guadagnata la nomina a direttore d'orchestra avendo diretto con disciplina e conformità la "filarmonica" di Panorama, garantirà una perfetta sintonia. E' risaputo, infatti, che l'accordatura dei suoi strumenti viene quotidianamente verificata dal diapason di Arcore. Su temi di questo genere, quindi, sarà interessante ascoltare il parere di Paolo Guzzanti, un ex giornalista di valore che, folgorato dal fascino di Silvio, spontaneamente è andato ad ingrossare le fila dei tanti difensori d'ufficio del Cavaliere.
Come gran parte di quei difensori, ha trovato presto un posto in Parlamento tra i banchi senatoriali di F.I. ricevendo l'incarico di presiedere nientedimeno che la commissione bicamerale "Mitrokhin". Chi più indicato di lui per dissertare sulle tecniche migliori attualmente impiegate nell'informazione e nella disinformazione?
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E' morto Arafat
Gli ultimi giorni del presidente palestinese, il cui vero nome era Mohammed Abdel Rauf al Qudwa al Husseini, detto Abu Ammar, hanno rappresentato un giallo internazionale senza precedenti. Le cause della morte non si sapranno forse mai. E' stato un capo assai discusso (non dai suoi) che nel bene e nel male ha segnato profondamente la storia tribolata del medioriente. Qualcuno lo considera un pazzo sanguinario e guerrafondaio. Altri gli hanno dato il premio Nobel per la pace.
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Yasser Arafat
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Certo è che Arafat, adottando il nome della pianura di la Mecca dove si riunisce il grande pellegrinaggio islamico, ha mandato presto un chiaro messaggio su come la sua azione politica si sarebbe improntata alla scrittura del Corano. Anche se molti, di questi tempi, preferiscono non parlarne è bene sapere che tra le righe di quel testo sacro è scritto: "Dopo che siano trascorsi i mesi sacri, uccidete gl'infedeli ovunque li troviate; afferrateli, opprimeteli, tendete loro ogni insidia."
Nel 1958 Arafat fonda il movimento nazionalista Al-Fatah che non può certo considerarsi un'istituzione filantropica. Nel 1969 diviene capo dell'OLP. Nel 1989 viene proclamato Presidente dell'erigendo stato della Palestina. Sharon lo ha sempre ritenuto responsabile di quasi tutte le azioni terroristiche commesse contro Israele. Auguriamoci che la sua morte non scateni cruente lotte di successione e che il processo di pacificazione della regione trovi meno ostacoli alla sua realizzazione. Pace all'anima sua!
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Davanti a "Sant'Aldo"
Oggi è il 30 di Novembre, S.Andrea. Gli auguri di buon onomastico, al mio nipotino, glieli farò non appena uscirà da scuola. Nell'attesa, un po' di meditazione non guasta. Stavo giusto pensando all'impulso spontaneo che mi prende di segnarmi, come dinanzi all'icona di S.Nicola, ogni volta che, percorrendo via S.Giuseppe, mi ritrovo a tu per tu con la statua del caro "Aldo".
Eppure non l'ho mai inteso come un santo. E nemmeno, come impropriamente inneggiato da tanti, è entrato nella mia considerazione quale martire della democrazia o della libertà, non essendo mai stato in alcun modo perseguitato per le sue idee.
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Aldo Moro
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Eppure, quella sua fine, così tragica e scontata, ha finito col trasfigurare il personaggio conferendogli quell'aura fatta di pietoso, religioso rispetto. Un personaggio da tragedia greca degno più della penna di Euripide che di qualche discutibilissima "fiction". Ma si sa: i tempi sono quelli che sono.
L'agnello sacrificale Aldo Moro è stato immolato sul macabro ed insaziabile altare dello scontro ideologico. La sua morte era indispensabile per la sopravvivenza dell'ideologia dei blocchi contrapposti. Che esempio sarebbe stata l'Italia, per il mondo intero, se si fosse dimostrato che Centrodestra e Centrosinistra (all'epoca DC e PCI) potevano governare assieme per il bene comune della Nazione? Figurarsi! Sarebbe potuta scoppiare la Prima Pace Mondiale.
Si è voluto dare la responsabilità storica dell'uccisione di Moro ai vaneggiamenti rivoluzionari delle Brigate Rosse. Concetto duro da assimilare per chi, fedele seguace della logica del "cui prodest?", avverte l'acuto stridore di tale versione. La realizzazione del disegno moroteo del "Compromesso Storico", in Italia, avrebbe avuto implicazioni tali da sconvolgere il difficile equilibrio dell'egemonia dei blocchi venutosi a creare alla fine della seconda guerra mondiale.
In altre parole, un governo con dei rappresentanti comunisti, in un paese facente parte della NATO era assolutamente inconcepibile. Tantopiù inconcepibile per l'Italia la cui posizione geografica rappresentava la linea di frontiera dell'intero blocco capitalista occidentale. Impedire che ciò accadesse era nelle priorità assolute della politica estera americana. Difficile immaginare rapporti tra Kissinger e la combriccola brigatista? Non tanto se per intermediario è lecito ipotizzare l'operato dei nostri cosiddetti "servizi" più o meno segreti, più o meno deviati.
Così, il caro Aldo è stato lasciato andare da solo incontro al suo destino tradito dall'intera classe politica cui egli stesso apparteneva. Alcuni di quegli esponenti sono morti. Altri sono spariti dalla scena pubblica travolti dal torrente di Mani Pulite. Uno ha fatto ancora parlare di sé per via d'un processo cosiddetto "epocale" che lo ha visto impegnato nelle aule giudiziarie di Palermo, Roma e Perugia. Un altro per l'innata vocazione al "picconaggio" induce al rimpianto che il mestiere di minatore, forse ancora praticato in terra sarda, abbia perso, con lui, un così valente rappresentante.
Di Aldo Moro ricordo la grande difficoltà nel seguire il filo dei suoi discorsi. Era come perdersi nelle astrazioni pure. Quelle "convergenze parallele" cozzavano contro ogni teoria fisica e matematica perché appartenevano alla fantasia politica di uno statista che, se per dignità ed austerità poteva richiamare alla memoria uno stereotipo ottocentesco, per apertura mentale e lungimiranza era proiettato così lontano nel futuro da riuscire quasi incomprensibile ai contemporanei.
Alcuni suoi contemporanei magliesi, in particolare, pare non lo amassero molto. Avvezzi infatti da sempre ad un tipo di rapporto clientelare col potere, che ancora oggi risulta estremamente difficile sradicare da certe coscienze, rimproveravano a Moro di non essersi molto adoperato in favore della città che, in fondo, gli aveva dato i natali. Forse troppo miopi, non si sono accorti che il triangolo industriale Bari-Brindisi-Taranto fu fortemente voluto e realizzato da Moro per il riscatto economico e sociale dell'intera nostra regione. Altro che piccole prebende discriminatorie!
Nel mio studiolo è in bella mostra la ristampa d'una foto di Aldo Moro ritratto in un'espressione intensa e meditativa. Quale didascalia c'è lo stralcio d'un suo famoso discorso che ripropongo volentieri affinché possa aiutarci a comprendere più che i misteri della sua morte la profondità del suo pensiero. «Noi non vogliamo essere gli uomini del passato, ma quelli dell'avvenire. Il domani non appartiene ai conservatori ed ai tiranni; è degli innovatori, attenti, seri, senza retorica. E quel domani, nella civile società, appartiene, anche per questo, largamente, alla forza rivoluzionaria e salvatrice del cristianesimo. Lasciamo dunque che i morti seppelliscano i morti. Noi siamo diversi, noi vogliamo essere diversi dagli stanchi e rari sostenitori d'un mondo ormai superato». Onore dunque ad Aldo Moro e qualcuno non sorrida di me se, passando dinanzi alla sua statua, dovesse sorprendermi mentre mi faccio il segno della Croce, come dinanzi a S.Nicola!
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Maglie, 5 dicembre, 2004
Scrivetemi! Ci faremo quattro chiacchiere in salotto... quello buono.
Il mio indirizzo e-mail: enzolattante1@tin.it
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