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Ultimo aggiornamento: 29-07-2010 11.30
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Home->Il Salotto buono->Sulle "primarie"

Sulle "primarie"
(di Enzo Lattante)






Le occasioni mancate della globalizzazione e l'illusione federalista

Domenica 16 gennaio è una data che per certi versi può ritenersi storica per quanto concerne l’esercizio della democrazia. E non solo per la Puglia ma per l’Italia e per tutti quei Paesi che al sistema democratico affidano il compito di governo. Al di là dell’esito di questo test elettorale che ha sancito la scelta di Niki Vendola quale candidato Presidente del centrosinistra pugliese alle prossime regionali, e al di là delle tante polemiche che quell’esito ha scatenato sia a destra che a sinistra, per una volta, mi sono sentito orgoglioso d’essere pugliese.


Niki Vendola

Una volta tanto, siamo stati i primi a dare il buon esempio. I primi a sperimentare quello che qualcuno ha definito lo strumento principe di una democrazia matura e consapevole: l’adozione delle elezioni cosiddette “primarie” per la scelta dei candidati. Questo tipo di consultazione preventiva, è uno strumento che, se usato con giudizio e senza condizionamenti, può riavvicinare le persone alla Politica ed alle Istituzioni.
Ottantamila pugliesi hanno dato prova di grande senso di responsabilità e non si sono lasciati sfuggire l’occasione di esprimere la loro volontà. Ottantamila sono troppo pochi per rappresentare il giusto orientamento dell’elettorato? La risposta l’avremo il 3 aprile. Di sicuro quegli ottantamila sono persone che seguono la Politica, che si appassionano di Politica, che, grazie al fatto di possedere una coscienza della Politica non hanno potuto sottrarsi al diritto-dovere principe di ogni democrazia: il voto. E se all’indomani mi sono sentito orgoglioso d’essere pugliese lo devo a quegli ottantamila cui va il mio più sentito grazie. Vi immaginate che esempio saremmo stati per il Paese, e per il mondo, se tale appuntamento fosse andato deserto?
Del resto dell’elettorato, di quell’elettorato pigro e sonnolento che non ha capito l’importanza dell’appuntamento, e non l’ha capito perché vive alla giornata, perché la Politica non gli interessa, perché “Tanto Sono Tutti Uguali”, perché tra Ciampi e Berlusconi non sanno dire chi sia il Presidente e di cosa, perché invece di dare il proprio contributo alla democrazia preferiscono abbrutirsi dinanzi agli oppiacei spettacoli televisivi della domenica, ebbene, di tutti costoro devo dire che non me ne importa granché.

Spero solo che il 3 aprile, e in tutte le altre scadenze elettorali, nella loro ignavia, si affidino ai consigli degli ottantamila, possibilmente, senza fare danni.
Alle volte, di fronte all’ingiustificato assenteismo dell’elettorato, verrebbe voglia di rivedere la norma costituzionale che prevede la concessione del suffragio universale indistintamente a tutti i cittadini maggiorenni, magari subordinandola, così come si fa per ottenere l’abilitazione alla guida, al superamento di un esame di educazione civica.


Un seggio delle "primarie" pugliesi

Ma è pur vero che il non voto è pur sempre un voto. Una dimostrazione della sfiducia, del disagio, della disapprovazione e della disaffezione con cui l’elettore pensa di punire le alchimie politiche delle varie segreterie. Prodi ha capito la necessità di dare un segnale diverso al popolo dell’Ulivo e la Puglia ha avuto l’onore e l’onere di fare da cavia in questo tentativo di normalizzazione dei rapporti tra chi fa politica ed il cittadino elettore.

E’ un esperimento e come tale ne vanno soppesate portata ed implicazioni ma di sicuro rappresenta un passo nella giusta direzione. L’investitura di Niki Vendola ha scatenato ancora una volta terribili mal di pancia in quelle segreterie che tenevano per Boccia e purtroppo Prodi non possiede il collante magico con cui Berlusconi tiene saldamente al guinzaglio la sua muta. Così i cani sciolti del centrosinistra si sono lasciati andare ad inutili latrati che non fanno altro che infastidire se non vanificare quanto di buono ne poteva scaturire.

Speriamo che tutto rientri e al più presto nei binari della correttezza. L’alternativa è la fuga. Del resto esempi di fughe stanno sorgendo come funghi. Internet rigurgita di associazioni politico-culturali dove cittadini delusi, intellettuali, politici ed ex politici cercano di trovare una base comune dove potersi esprimere in modo più democratico e aperto di quanto non consentano i partiti tradizionali. Il tentativo è quello di ricercare forme nuove e più aderenti alle esigenze democratiche della moderna società scavalcando di fatto quei meccanismi autobloccanti che affliggono sovente le democrazie occidentali trasformandole in partitocrazie.

Tra le più importanti di queste associazioni emergono “Libertà e Giustizia” di cui è presidente Sandra Bonsanti e “Società Aperta” che, nata dall’intuizione di Enrico Cisnetto, stupisce per la grande eterogeneità dei suoi componenti. A proposito di quest’ultima, recentemente si è costituito il Circolo Società Aperta di Lecce che, sotto il coordinamento provvisorio di Cosimo Dimastrogiovanni, annovera tra i soci fondatori, oltre al sottoscritto, personaggi quali Antonio Cavallo, Franco Ciardo, Aurelio Gianfreda, Sebastiano Leo, Luigi Mansullo, Guido Polimeno, Francesco Rinogerardi, Corrado Sammarruco, Sergio Schito e molti altri. Sulla manifestazione che si terrà a Roma il prossimo 2 febbraio, allego invito e contenuti.

Dalla sofferenza all'insofferenza

Sandra Bonsanti

20/01/2005



Alla fine di questa penosa vicenda delle primarie e delle liste unitarie qualcuno dovrà cedere. I Ds hanno formalmente chiesto a Bertinotti di non candidarsi insieme o contro Prodi. Bertinotti ha risposto che non ci pensa nemmeno lontanamente.

La Margherita, allarmata per la vittoria di Vendola, dà segni di volerci ripensare: un po’ su tutto.

E il cosìdetto popolo dell’Ulivo, secondo un rapporto redatto da Giampaolo Fabris ma anche secondo il coro di voci che ci raggiunge ogni giorno, teme la sconfitta ed è preso da “disincanto, frustrazione ma anche aggressività”.

Il popolo dell’Ulivo, diciamolo con semplicità e chiarezza, a costo di apparire demagoghi, non ne può più. Ha esaurito la pazienza con la quale ha accolto gli scontri dei mesi, degli anni passati, e si prepara appunto alla fuga e al disimpegno. Semmai cerca qualcosa di nuovo e di estraneo ai litigi e in Puglia lo ha trovato nel personaggio Vendola che è un essere umanamente straordinario anche se non dovesse appartenere alla schiera dei vincenti, che appare comunque esigua se non sparuta.

A costo di esser ripetitivi, diciamo ancora una volta che non siamo ingenui, ci rendiamo conto di quanto sia complesso e faticoso far nascere qualcosa di nuovo, sia esso qualcosa di simile a un soggetto politico, sia semplicemente una intesa politica fra alleati volta a vincere le elezioni. Non siamo ingenui. Ma non ci rassegniamo all’idea che la difficoltà sia insormontabile, che la strada dell’accordo sia continuamente interrotta da massi buttati lì con estrema noncuranza delle sofferenze altrui: sì, parlo di sofferenza, perché noi del centrosinistra stiamo soffrendo e non solo a causa di Berlusconi. E la nostra sofferenza è sul punto di diventare insofferenza.

Quando Prodi è tornato in campo ha chiesto due cose a suo avviso essenziali per vincere le politiche: liste unitarie e primarie. Le prime per dare un segnale politico forte, sin dalle regionali, di una unità forte, più forte delle rivendicazioni sacrosante delle singole forze politiche. Le primarie per convincere se stesso e gli altri che la sua candidatura non è solo imposta dai partiti e dunque avendo con sé la base avrà anche la forza di governare secondo un programma e un esecutivo sostanzialmente scelti da lui.

Lì per lì la risposta è stata positiva da parte di tutti. Qualche mugugno si è sentito nei corridoi. Poi la protesta è diventata qualcosa di più corposo. Oggi è quasi assordante. La Margherita rimprovera al professore di non aver tenuto conto delle sue esigenze: non siamo pronti, abbiamo bisogno di contarci, abbiamo bisogno di far pesare la nostra centralità, di verificare il nostro peso per non essere ingoiati dai Ds. La sinistra Ds ha protestato per timore che i riformisti diventassero davvero il cuore del partito, indebolendo una fantomatica politica di sinistra. La barra ferma l’ha tenuta fino ad ora Piero Fassino. Ma anche lui, dopo l’esito della Puglia e col congresso alle porte, non ha molto spazio per reggere.

Ma sarebbe facile dire che è tutta colpa della Puglia. Infatti, a mio avviso, anche la Puglia è a sua volta figlia di questa insopportabilità dei comportamenti. Le fughe in avanti sul piano del programma, il non perdere alcuna occasione per distinguersi, per attaccarsi, per criticarsi. La gratuità di certe dispute filosofico-storiche… tutto questo ha finito, come ho già detto, per stufare.

Ed ora bisogna che la sofferenza non diventi insofferenza. Che ognuno si fermi e rifletta. Non si blocchi su questioni di amor proprio. Fate un passo indietro, per favore. Tutti, anche Prodi: se vede che il tempo non è maturo per quel progetto a cui tutti ci siamo affezionati e abbiamo creduto, veda un po’ se non è il caso di modificarlo. Sapendo che lui aveva ragione e gli altri torto. Ma che il suo compito è anche un po’ quello di padre della Patria.

Sissignori: abbiano bisogno di un padre della Patria, che perdoni i nostri peccati e ci faccia vincere le elezioni.

Troppo chiedere?

Maglie, 23 gennaio, 2005


Scrivetemi! Ci faremo quattro chiacchiere in salotto... quello buono.
Il mio indirizzo e-mail: enzolattante1@tin.it

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