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Ultimo aggiornamento: 29-07-2010 11.30
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Home->Il Salotto buono->Sotto l'albero di Piazza Municipio (seconda parte)

Sotto l'albero di Piazza Municipio (seconda parte)
(di Enzo Lattante)



Sotto l’albero di Natale di Piazza Municipio, quest’anno, non ci sarà nulla semplicemente perché… manca l’albero. Ho atteso invano i primi giorni di dicembre e poi, ancora, fino a poco prima di Natale nella speranza di vederlo svettare bello e propizio ben ancorato alla sua base rivestita con le caratteristiche pietre dei nostri muretti a secco.

Mi è stato detto che non c’erano soldi sufficienti tanto che l’Associazione dei Commercianti, che generalmente gestisce gli addobbi cittadini, non ha esitato a battere cassa presso la nostra A. C.. La nostra Giunta, notoriamente molto sensibile a certi richiami, il giorno 20 dicembre scorso, ha prontamente deliberato un aumento del bilancio di previsione “ per maggiori spese afferenti il campo dello sviluppo economico-servizi relativi al commercio” (leggi Maglie shopping), pari ad €. 21.500.

Certo non sono i 60.000 euro richiesti dalle associazioni ma, che volete, senza neanche l’albero! Dovremo accontentarci delle sole luminarie che, novità di quest’anno, sono sovrastate da inquietanti lampi violetti il cui effetto, parlo per me, fa tanto temporale in arrivo.

Peccato! Perché per completare questo mio contributo per “ViviMaglie” così come lo avevo in mente, l’albero in piazza doveva esserci. In tal modo, avrei avuto l’occasione, sia pure metaforica, di poter depositare ai suoi piedi il mio piccolo, modesto regalo. Il mio regalo è una proposta che a qualcuno potrà apparire qualunquista e provocatoria ma sulla quale prima o dopo occorrerà soffermarsi seriamente.

Si sente spesso dire che generalmente la Politica è in costante ritardo rispetto all’evoluzione della società e, per tantissimi casi, non posso che essere d’accordo. Ed è particolarmente vero quando il cosiddetto teatrino della politica mette in scena contrapposizioni ideologiche che non trovano riscontro alcuno nella società.

Le ideologie sono morte e sepolte. L’ultimo insopportabile baluardo, il muro di Berlino, è stato definitivamente abbattuto 16 anni fa. L’utopia comunista non è più oggetto di discussione, se non che per alcuni irrimediabili nostalgici che, pur ancorati al fascino dell’Idea, ammettono pubblicamente il fallimento del tentativo di farne un sistema di vita sociale. Perché accusarli di antiche nefandezze ignorando volutamente quanto di buono e di bello ci sia nelle utopie? Esse sono i sogni perfetti di un’umanità che perfetta non è ma che senza quei sogni perderebbe ogni volontà ed ogni speranza di costruirsi un futuro migliore.

Oggi non inseguiamo più utopie e non siamo più disposti a dilaniarci per esse. Oggi tutto il mondo, non solo quello cosiddetto occidentale, vive e prospera grazie ad una filosofia economica: il capitalismo. E’ all’interno di questa filosofia fatta sistema che vanno riscontrate le differenze anche tra gli uomini. Esiste un capitalismo selvaggio, che mira unicamente al profitto, disposto ad annientare e dissipare ogni tipo di risorsa sia materiale che umana. Ed esiste un capitalismo solidale, più attento e rispettoso verso l’ambiente che mette il benessere dell’uomo al centro della sua finalità. Tra questi due tipi di capitalismo ne esistono altri, dalle sfaccettature più variegate, che determinano i gradi intermedi. Questo è l’ambito entro il quale la politica è chiamata a cimentarsi. Nessuna ideologia. Solo nuovi (o antichi) ideali che, interpretando le legittime attese e aspirazioni della società moderna, sappiano indicare i percorsi ottimali per raggiungere l’obiettivo finale: il più diffuso possibile benessere sociale ottenuto nel rispetto di norme etiche e religiose largamente condivise.

A questo punto che senso può avere, se non quello meramente strumentale, darsi del comunista o del fascista e rivendicare divisioni e lacerazioni che appartengono ad un passato ormai defunto? Che vanteria potrà mai essere quella di dichiararsi di destra o di sinistra ignorando volutamente che con ambedue le mai si possono fare molte più cose e soprattutto molto meglio? “Lasciate che i morti seppelliscano i morti…” diceva Moro! Ed a proposito di Moro…Ammetto che queste mie considerazioni scaturiscono dalla sua storia e dal suo insegnamento. Ed è in suo onore che espongo con maggiore chiarezza il mio regalo-proposta ai miei concittadini. Mi rivolgo a tutti i responsabili politici di Maglie, di centrodestra e centrosinistra e chiedo loro: che ne dite se per le prossime elezioni amministrative della nostra città, noi magliesi, applicando di fatto la teoria morotea della democrazia compiuta, dichiarassimo decadute le funzioni dei partiti tradizionali e presentassimo una o più liste civiche che vedano accomunati elementi che appartengono indifferentemente ad entrambi gli schieramenti? Perché mai una parte consistente di cittadini dev’essere condannata a non vedersi mai rappresentata nell’istituzione che più da vicino la riguarda? Dando uno sguardo alle attuali deleghe assessorili non posso impedirmi di pensare che magari, per quanto riguarda I Servizi Sociali e il Volontariato, l’amico Cicci De Giorgi potrebbe giovarsi dell’aiuto di Gianna Capobianco, o l’altro amico Rossano Rizzo potrebbe discutere e risolvere i problemi della Pubblica Istruzione unitamente a Maria Rosaria De Lumè così come Ernesto Toma trarrebbe utili consigli da Enzo Puzzovio e così via. E’ utopia anche la mia? I tempi non sono maturi? Può darsi. Ma io credo negli atti di coraggio. Come credo che la nostra società non ha bisogno di vivere situazioni di tensioni e di contrapposizioni tanto più quando sono artificiose, strumentali e dannose. Per crescere occorre la pace sociale. Noi siamo i concittadini di Aldo Moro. Perché non provarci?

Maglie, 7 gennaio, 2005


Scrivetemi! Ci faremo quattro chiacchiere in salotto... quello buono.
Il mio indirizzo e-mail: enzolattante1@tin.it

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