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Ultimo aggiornamento: 29-07-2010 11.30
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Home->Il Salotto buono->Sulla fecondazione assistita

Sulla fecondazione assistita (ovvero il travaglio di un'anima)
(di Enzo Lattante)







Ancora una volta la nostra classe politica, quasi nella sua interezza, abdica al suo diritto-dovere di legiferare in modo chiaro, aperto e soprattutto laico su questioni essenziali per la vita e gli interessi dei cittadini che rappresenta. Ogni volta che si tratta di prendere posizione su questioni di ordine morale che in qualche modo contrastano con quanto prescrive Santa Madre Chiesa, accade che il migliaio di Ponzio Pilato, che munificamente manteniamo a Palazzo Madama e Montecitorio, se ne lavi puntualmente le mani.


Con manifesta codardia, la patata bollente viene depositata nelle mani dei cittadini che vengono chiamati ad esprimersi attraverso il referendum. E’ accaduto per il divorzio ed è accaduto per l’aborto. Oggi accade per la fecondazione assistita medicalmente. Ma l’esperienza nostrana sui referendum la dice lunga su come gli stessi possano venire facilmente manipolati.

Infatti, allorquando all’ignavia politica si unisce la bigotta deriva dei cosiddetti mass-media che rinunciano, per subalternità ideologica o per altri reconditi interessi, alla loro precipua funzione, quella cioè di produrre informazione nel modo più chiaro e corretto, la riluttanza dei cittadini a recarsi alle urne può considerarsi scontata così come l’esito stesso del referendum: mancato raggiungimento del quorum.
E’ pur vero che, per la materia in questione, s’avvertiva forte la necessità d’una regolamentazione. Chi non ricorda i vari casi di uteri in affitto, di mamme-nonne e viceversa, di padri senza nome e senza volto che hanno suscitato nei più sconcerto e riprovazione? Ma se per evitare certe distorsioni si rimetterà in discussione la stessa legge sull’aborto che è stata un’autentica conquista di civiltà per le donne italiane, allora bisogna veramente puntare i piedi ed aprire bene occhi ed orecchi.

Cosa potrebbe accadere infatti se nel referendum del 12 giugno non si raggiungesse il necessario quorum o, addirittura, vincessero i NO? Secondo parecchi nostri politicanti che già sin d’ora pregustano, lancia in resta, la battaglia che potrebbero scatenare a favore della mai sopita aspirazione del Vaticano affinché, in Italia, venga rivista e, possibilmente abolita, la legge sull’aborto, questo evento sarebbe una vera e propria manna.
Significherebbe che, avendo i cittadini italiani scelto, per motivi etici e religiosi, di salvaguardare l’esistenza di un embrione (sano o ammalato poco importa) perché ritenuto sede di anima e quindi di sacralità, ed avendone in tal modo decretato l’inviolabilità, a maggior ragione dovrà essere tutelato il feto in quanto essere umano pienamente formato.

Il contrasto sarebbe evidente ed inconciliabile. Personalmente non intendo invischiarmi in dissertazioni teologiche che tralasciando ogni forma di razionalità si basano unicamente sull’esercizio della fede. Vorrei solo soffermarmi sulla considerazione che per alcuni dogmi della Chiesa non esiste solo l’alternativa del credere o non credere ma anche quella del dubbio.
La Chiesa, si sa, ha una visione antropocentrica dell’esistenza: solo l’Uomo conta. Ma come dimenticare le pubbliche, postume scuse di Papa Woityla a Galilei per avere, per secoli, i suoi predecessori perseverato in una visione geocentrica dell’universo rivelatasi inequivocabilmente errata? E se anche per l’Uomo valesse il principio che l’indubbia sacralità della sua vita è una cosa che egli deve conquistarsi ogni giorno col suo comportamento e non un omaggio divino inculcatogli all’atto del concepimento?

Del resto anche all’interno della Chiesa esistono voci discordanti. San Tommaso d’Aquino, ad esempio, fissa al terzo mese di vita la comparsa dell’anima mentre l’ebraismo sposta tale momento al quarto mese. Ma se potesse ritenersi lecito far coincidere l’ingresso dell’anima con la comparsa del pensiero, l’evento potrebbe essere spostato molto più in là nel tempo. La stessa Chiesa, consentendo l’espianto di organi allorquando si manifesta la cosiddetta morte cerebrale, ammette di fatto che l’assenza di pensiero implica anche la dipartita dell’anima.
Sono entrato col battesimo a far parte della grande famiglia cattolica quando ero troppo piccolo per poter dire la mia. Sono cresciuto tra lezioni di catechismo che mi hanno consentito di ricevere la Prima Comunione e poi la Cresima in un’età in cui non era possibile avere alternative. Solo da adulto ho approfondito ed apprezzato il messaggio salvifico e rivoluzionario di Gesù Cristo. Credo in Lui con devozione, amore, razionalità e fede ma nei quattro Vangeli non una parola ho trovato che parlasse del momento in cui l’anima pervade il corpo dell’uomo.

Capisco che trattasi di dubbi che poco hanno a che vedere con le problematiche consuete del vivere il quotidiano ma nel momento in cui, come cittadino di una repubblica laica e democratica, il 12 giugno, sarò chiamato ad esprimere il mio giudizio su alcune certezze della Chiesa che implicitamente condannano le coppie sterili alla rinuncia della procreazione, la donna ad indicibili terapie e la scienza a soffocare la ricerca, io non avrò più dubbi.
E non ho dubbio alcuno anche sul fatto che questo problema appartenga unicamente all’Italia. Si può star certi che la ricerca scientifica, altrove, non troverà ostacoli di sorta. Il fiuto per il business alimenterà studiosi e ricercatori ovunque essi si trovino e li asseconderà nella loro più ardente aspirazione, in quell’insaziabile sete di ricerca dell’essenza e del mistero della vita. E per quanto ardita e sconvolgente si dimostrasse ogni nuova scoperta, non sarebbe eresia immaginare che esistono anche altre vie per cercare Dio.

Concludo citando un passo di un’intervista rilasciata da Umberto Veronesi: “…E poi, quando un domani, studiando le cellule staminali di un embrione, all’estero verrà trovato un farmaco che cura per esempio il Parkinson, i cattolici che fanno?…Non lo prendono?”

Maglie, 24 maggio, 2005


Scrivetemi! Ci faremo quattro chiacchiere in salotto... quello buono.
Il mio indirizzo e-mail: enzolattante1@tin.it

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