A proposito del rigassificatore di Brindisi
(di Enzo Lattante)

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Noto con piacere che su “ViviMaglie” finalmente compaiono alcuni interventi, a firma di persone “che contano”, quantomeno in ambito politico, quali il sen. Chirilli e lo stesso Sindaco di Maglie Antonio Fitto. E’ un segnale forte di riconoscimento che onora tutti coloro che hanno investito e creduto nelle potenzialità di questo mezzo multimediale concepito al solo fine di promuovere la nostra città e di farla “vivere” anche a quei magliesi che, per studio, per lavoro o per altri motivi ne sono fisicamente lontani. Ed è proprio all’insegna del tipo di “vitalità” che scaturisce dal confronto dialettico e d’opinione, che desidero rispondere all’intervento del nostro senatore “Francesco” a proposito del rigassificatore di Brindisi.
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Personalmente ho un legame fortissimo con la città di Brindisi per esserci vissuto negli anni forse più importanti della vita quali linfanzia e l'adolescenza e soffro fortemente, ogni qual volta mi ci reco per trovare i vecchi amici, constatare lo stato di stagnazione sociale ed economica che ormai da anni paralizza lo sviluppo della città. Brindisi è una città che langue e vive alla giornata. Ci si arrangia. Il suo porto, che madre natura ha concepito in maniera mirabile, avrebbe dovuto rappresentare il vero motore propulsore dell’economia dei brindisini la cui mentalità, per natura e vocazione, era e resta quella del “marittimo”. Purtroppo così non è stato.
Venni ad abitare a Brindisi, all’interno dell’aeroporto militare, nel 1951. Mio padre comandava la stazione dei Carabinieri, all'epoca, allocata all'interno della struttura.
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Avevo 5 anni. Ho assistito alla ricostruzione, dopo i disastri provocati dalla guerra, di piste d’atterraggio ed hangar, vivendo, tra le grandi macchie di eucalipti, avventure degne di Tarzan o di Robinson Crusoe. Con l’emozione e lo stupore del fanciullo ho visto enormi portaerei americane ancorarsi in rada e scaricare i famosi T33, primi aerei a reazione, destinati a rimpolpare la nostra devastata aviazione militare. Ricordo con nitidezza i militari americani impegnarsi, sul nostro campetto di calcio, in inusitate partite di baseball. Ho conosciuto allora il sapore della coca cola, del cioccolato e del cewingum "made" in U. S. A.. Ai T33 seguirono gli F184 ed ancora gli F84F. Dovette passare un decennio prima che i G91 della Fiat facessero il loro decoroso ingresso nel parco della nostra difesa aerea.
Ho imparato a nuotare nelle limpidissime acque che lambivano i moli dell’aeroporto dove alcuni residuati bellici come i MAS avevano trovato ormeggio e riposo. Ricordo le “stragi” che riuscivo a fare, armato di arco e freccia ricavati da un vecchio ombrello, di granchi, grancevole, gogioni e bavose. Un mare pescosissimo dove, tra le praterie di posidonie trovavano ospitalità intere colonie di cozze penna ed i cavallucci di mare erano di casa. L’autunno e il rientro a scuola interrompevano questo mio modo “primitivo” di vivere la natura e l’ambiente protetto in cui mi trovavo. La città di Brindisi era tranquilla e pulita. I corsi principali del centro erano alberati e pieni di negozi. Credo che l’economia principale si basasse sulle due grosse strutture militari quali l’aeroporto e il distaccamento della marina che ospitava un ben attrezzato arsenale militare. Ma c’erano anche i pescatori con il loro villaggio e nell’interland l’agricoltura faceva la sua parte. Famosi i meloni e i carciofi brindisini. E c’era il turismo! Specialmente d’estate un gran viavai di turisti e di navi con la Grecia. Una città equilibrata e tranquilla, senza grosse crisi sociali, la Brindisi dei miei ricordi giovanili. Certo ci si arrangiava anche allora con qualche espediente come ad esempio il contrabbando delle sigarette. Come dimenticare il mio primo pacchetto di Chesterfield acquistato all’angolo di Piazza Vittoria? Ma, tutto sommato, il quadro era quello di un tranquillo trantran.
Poi all’improvviso accaddero due avvenimenti quasi in contemporanea che sconvolsero la vita dei brindisini: la creazione della Base Nato, tra Brindisi e S. Vito, e la realizzazione, laddove esisteva la splendida spiaggia di Sant’Apollinare, dell’impianto petrolchimico della Montecatini. I militari americani, sbarcati a frotte con le loro famiglie, occuparono tutti gli alloggi disponibili in città ed i dollari cominciarono a circolare regolarmente come o, forse, meglio delle lire. All’euforia iniziale dei proprietari di case e degli affaristi d’ogni genere si contrappose il repentino aumento del costo della vita. La necessità di mano d’opera della Montecatini spopolò campagne e pescherecci. Da un giorno all’altro contadini e pescatori si riscoprirono chimici e tecnici d’ogni ramo. Bastò poco perché Brindisi non fosse più la stessa.
Non so dire se si stesse meglio o peggio: certo si assisteva ad un fervore di attività nuove e lucrose. La città si estese in rioni sempre più marginali e decentrati rendendo fiorente l’edilizia dormitorio mentre il mare si faceva sempre più scuro ed impenetrabile. Addio cavallucci marini, addio posidonie, addio spiagge di Sant’Apollinare e Mari Misti, addio vivai di cozze nere a Forte A Mare. Intanto gli impianti ad alto rischio si susseguivano. Prima la centrale termoelettrica poi lo scempio di Cerano. Poi…poi il decadimento. La crisi della chimica, la dipartita degli americani, il ridimensionamento degli impianti militari. La città iniziò il suo inesorabile declino.

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Questo mio racconto vuole significare due cose: il mio amore per la città di Brindisi e quanti guasti si possono apportare, sia pure in buona fede, ad una comunità quando se ne snatura l’indole e la vocazione. Al caro senatore “Francesco” vorrei precisare che non è il solo Niki Vendola ad opporsi alla realizzazione di quel rigassificatore progettato nel bel mezzo del porto di Brindisi ma il sindaco della città Mennitti ed il Presidente della Provincia Errico. Sono due brindisini che, se pur politicamente appartenenti a schieramenti opposti, ritrovano unità d’intenti nel tentativo di salvare il loro porto da un altro intollerabile oltraggio ambientale.
E non è legittimo etichettare la gente brindisina tra coloro che vogliono le cose e poi non sono disposte a concedere alcunché perché tali cose si realizzino. |
Brindisi, in tal senso, ha già dato e tanto continua a dare, in termini di degrado ambientale, che non pare proprio il caso di infierire maramaldescamente su di essa. Personalmente credo che in materia di risorse energetiche di cui tanto abbisogna la nostra società ed ancora di più ne abbisogneranno le generazioni a venire occorrerebbe veramente dare una dimostrazione di lungimiranza.

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Mi domando: che senso ha insistere ancora nello sfruttamento di materie prime quali il carbone, il gas ed il petrolio che già sin d'ora danno segnali di esaurimento, per cui i prezzi continuano inesorabilmente a salire, e che sono destinate a sparire dalla faccia della terra tra non più di quaranta o cinquant'anni?
Che senso ha dichiararci ipocritamente contro il nucleare, quando siamo circondati da paesi in cui le centrali elettriche di quel tipo proliferano e da cui, a caro prezzo, attingiamo energia? |
Non sarebbe il caso di riaprire un discorso serio e ponderato su questo tema, informando correttamente la pubblica opinione e liberandoci finalmente dai ricatti di un mercato in grado di condizionare le nostre legittime possibilità di sviluppo?
Maglie, 25 gennaio, 2006
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