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Ultimo aggiornamento: 29-07-2010 11.30
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Controcorrente
(di Enzo Lattante)








Povero Prodi! Ovunque si volga lo sguardo è tutto un inveire contro di lui e il suo governo. Attualmente, giornali e TV, a proposito della legge finanziaria, non fanno altro che rimarcare il balletto di proposte e controproposte che quasi quotidianamente viene rappresentato al “Piccolo Teatro” di Palazzo Chigi. Questa tassa sì, questa tassa no, un bel taglio qui? No, forse è meglio farlo lì. Ma allora, oltre che “pinocchio” il “mortadella” è veramente impazzito? Perché delle due l’una: o Prodi è veramente impazzito o una certa Italia (diciamo quella più conservatrice, quella benestante e tranquilla perché protetta da anacronistiche guarentigie, quella che si è arricchita lucrando amabilmente grazie ad un certo, spensierato liberismo economico, quella che si considera più che datrice, una “donatrice” di lavoro e che lo ha reso, di fatto, grazie ai mille mezzucci legislativi, messi in atto sappiamo tutti da chi, sempre più precario e lesivo della dignità stessa della persona “lavoratore dipendente”, quella che, per miopia o malafede, non ha alcuna voglia di sacrificarsi oggi per una prospettiva di miglioramento futuro) ha dichiarato guerra a questo governo di centrosinistra e a questa maggioranza. Anche la stampa considerata “amica” non lesina critiche al povero “professore” ed alla sua numerosa e variegata schiera di corresponsabili governativi per lo spettacolo poco coeso che stanno dimostrando.

Così, a parte le più o meno velate, quotidiane filippiche lanciate dalle reti Mediaset, anche La7 sta pubblicizzando un suo programma dal titolo inequivocabile: “La Prodissea”. Tutto ciò a me fa piacere. Che i giornalisti radio televisivi abbiano ritrovato la tranquillità perduta, se non del tutto l’obiettività, di criticare chicchessia, in particolare il capo del governo, è cosa buona e giusta. Ciò significa che gli operatori dell’informazione non temono più, come accaduto non molto tempo fa, d’essere raggiunti da anatemi e scomuniche o di perdere addirittura il posto di lavoro per aver espresso liberamente il proprio pensiero. Ma, cercando di diradare un poco le cortine fumogene che generalmente accompagnano la cosiddetta informazione mediale, mi chiedo: cosa si pretendeva che sgorgasse da una legge elettorale che costringe nello stesso orto insalata e fichi d’india?

Nemmeno nel precedente governo sono mancati lacerazioni e contrasti e solo il potere coercitivo di uno degli uomini più ricchi e potenti del mondo riusciva alla fine ad averne ragione con le buone o… Prodi non ha quel potere, ma ciò non toglie che alla fine, spero, per lui ma soprattutto per tutti noi, si deciderà quello che dev’essere deciso.
Personalmente non mi scandalizzo se i Verdi saltano sù a rivendicare qualcosa che ha a che vedere con l’ambiente o che i massimalisti della sinistra tendano a salvaguardare gli interessi della classe operaia o i riformisti esprimano pubblicamente le loro idee sui cambiamenti sociali che vorrebbero introdurre nel Paese anzi, credo che ciò sia il vero e sano fermento di cui dev’essere pervasa un’autentica democrazia liberale. L’importante, ripeto, è che alla fine si decida con un compromesso che pacifichi tutti. Ciò che, al contrario, mi preoccupa è quando una maggioranza appare serratamene compatta intorno ad un capo e non lascia trapelare, quando non le esprime per niente, divergenze o proposte alternative a quelle espresse dal leader.

A quanto pare il pluralismo delle opinioni, espresso dai rappresentanti della coalizione dell’Unione, non viene molto apprezzato dagli amplificatori della notizia. Essi rinunciano all’approfondimento sul merito delle varie proposte ma ne sottolineano le diversità, consegnandole alla pubblica deplorazione, quali inequivocabili segnali della fragilità dell’esecutivo. Sinceramente, non condivido. A dispetto delle varie Cassandre, il governo Prodi, sin dall’inizio ha dimostrato fermezza e compattezza. Le elezioni dei Presidenti delle due Camere e del Presidente della Repubblica lo hanno dimostrato.
Per la prima volta una legge finanziaria viene portata in Parlamento e discussa per quasi due mesi, dando così all’opposizione la possibilità d’intervento e di modifica. Ma i tempi stringono e l’Italia non può attendere specie quando l’opposizione rinuncia ad essere costruttiva per farsi ostruzionista. I problemi economici in cui versiamo e di cui il precedente governo è grandemente responsabile non consentono dilazioni. Prodi si è fatto carico d’un compito veramente improbo: rimettere a posto i conti dell’ex Azienda Italia. Per questo affronta impopolarità e insulti e non sarebbe strano se qualcuno gli dicesse: “Ma chi te lo fa fare?”. Già, ma a chi lascerebbe il posto? Di uomini della “Provvidenza” l’Italia ne ha avuti anche troppi! Per questo mi auguro che il povero Prodi resti e che ci tiri fuori dai guai; per questo mi sento di dirgli: “Avanti mio… Prodi!”

Maglie, 20 novembre, 2006

Scrivetemi! Ci faremo quattro chiacchiere in salotto... quello buono.
Il mio indirizzo e-mail: enzolattante1@tin.it

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