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Home->Il Salotto buono->E dico DICO (13-03-2007)

E dico DICO
12 marzo 2007

(di Enzo Lattante)









Poiché sono solito sfogliare con una certa frequenza le pagine di ViviMaglie, m’è accaduto d’imbattermi nell’articolo, a firma di Rocco Palese, che parla dei DICO, ovvero del disegno di legge elaborato dal duo governativo Bindi-Pollastrini, che si prefigge, anche se un po’ timidamente e tardivamente, di dare, a questa nostra strana Italia, una regolamentazione giuridica in materia di convivenze di fatto. Ho anche sperato, per un po’, se non altro per par condicio, che anche altri esprimessero una loro opinione nel merito: ahimé, invano. Ora, poiché il pungolo dell’editore mi sprona a superare la mia proverbiale pigrizia nel riaprire la porta del “Salotto Buono” e i recenti avvenimenti (dalla crisi di governo alla manifestazione pro DICO di Piazza Farnese) incalzano, cercherò di colmare questa mancanza di contraddittorio.

Per fare un buon lavoro, mi sono imposto di leggere e rileggere il “Palese-pensiero”, poi, per paura dell’orticaria, mi son dovuto fermare. Che dire! Nella profondità dei concetti espressi non si corre certo il rischio di affogare! Le solite bordate a Niki Vendola, frasi fatte, copiate direttamente dall’Avvenire, che etichettano il DDL in questione come sfascia-famiglie, la paura che, una volta convertito in legge, spalanchi le porte alle adozioni di minori da parte delle coppie omosessuali ed infine la speranza che la Corte Costituzionale ci metta una pezza.

Nessuna volontà di approfondimento del problema. Nessun accenno ai disagi morali e materiali, quando non sono veri e propri drammi, che quotidianamente affliggono milioni di persone in Italia. Già, perché è “un fatto” che le coppie di fatto esistono e che lo Stato non può far finta di ignorare le esigenze di milioni di cittadini, mettendo, come lo struzzo, la testa sotto la sabbia, nemmeno se è una sabbia benedetta dal Vaticano.

L’assurdo che emerge dalle rispettive prese di posizione dei due schieramenti politici italiani, a parte alcuni piccoli manifesti cedimenti in entrambe le parti, che turba e disturba l’osservatore terzo è la carica ideologica con cui è stata volutamente presentata questa proposta di legge che, di fatto, impedisce al cittadino di affrontare e giudicare con serenità il merito del problema. A complicare le cose, già ingarbugliate da sé, della nostra vita politica, ci si è messo anche il Vaticano che, con una campagna mediatica inusuale nei modi e nei toni, ha scatenato un’autentica crociata contro chiunque intenda mettersi attorno ad un tavolo a discutere non solo di DICO ma di qualsivoglia altro argomento inerente la materia.

Così accade che la Destra (quasi tutta), afferrato al volo il vessillo crociato, si dichiara paladina degli anatemi tuonanti della CEI e pronta ad immolarsi per la difesa dei valori della Fede mentre la Sinistra (quasi tutta anch’essa), attonita e sconcertata da tanto accanimento, tenta di difendere il fortilizio assediato, riponendo qualche speranza nelle defezioni più o meno occulte del fronte avverso. Nel mezzo ci sono i centristi che, accasatisi in entrambe le posizioni, ancor più pavidi e sgomenti, timidamente cercano un’onorevole via d’uscita. Questa situazione di stallo non può che lasciare sconcertati. Questo migliaio di onorevoli che noi manteniamo tra vergognosi privilegi sono lì per dirci che Dio è di Destra piuttosto che di Sinistra o per cercare di risolvere i problemi che affliggono i cittadini italiani? Io non so quanti sono gli omosessuali in Italia, anche se le stime, sempre approssimative in certi casi, parlano di cifre a sei zeri ma, a prescindere dal numero, non sono anch’essi cittadini come gli altri? Forse non pagano le tasse come tutti? E allora, se pagano le tasse e sono certamente cittadini di questa nazione perché negare alle loro unioni una forma di legalità di cui hanno pienamente diritto?

Ma oltre ai cosiddetti gay ci sono tantissime altre forme di convivenza, come ad esempio quelle tra fratelli, cugini, nipoti ma anche tra semplici vicini di casa, cui, magari dopo anni su anni di legami affettivi, di mutue assistenze e di reciproco soccorso, viene negato ogni diritto. Qualcuno dice: “ma se concediamo alcuni diritti civili (ed io aggiungo anche alcuni doveri) a questo tipo di convivenze, ne approfitteranno anche le coppie eterosessuali che così troverebbero una scappatoia al ben più oneroso impegno matrimoniale!”. A questo qualcuno, che probabilmente ha delle libertà individuali una concezione quanto meno arcaica e forse vive in un paese diverso dall’Italia, andrebbero specificate un paio di cosette. La prima è che il matrimonio è, o dovrebbe essere, una libera scelta e che quanto più libera e ponderata essa sarà tanto più inciderà sull’auspicabile durata del vincolo. La seconda è che ignora completamente la reale situazione dell’istituto matrimoniale nel nostro paese. Ignora che al giorno d’oggi, con l’emancipazione (quanto meno economica) della donna, il matrimonio non viene più visto e vissuto come il raggiungimento dell’agognata “sistemazione”.

Oggi, in un clima sempre più paritario tra i sessi, nel 90% dei casi, la convivenza è la scelta quasi automatica tra un uomo ed una donna che provano reciproca attrazione. Il matrimonio, se verrà, verrà dopo. Gli ultimi dati Istat del 2001 parlano di 451.000 convivenze di questo tipo mentre i divorzi, sempre nello stesso anno, sono stati più di 40.000. E’ evidente che l’istituto stesso del matrimonio è in crisi. Perché questo nostro qualcuno, invece di cercare di limitare le libertà altrui non cerca di spiegare, prima a se stesso che ad altri, quali sono le cause che hanno condotto a questa crisi? Perché due giovani che si amano e che certo nel loro cuore aspirerebbero, come tradizione vuole, ad unirsi in matrimonio non si sposano più o rimandano alle calende greche tale decisione?

Quanto costa oggi un matrimonio? Quanto costa arredarsi una casa? Quanto costa un affitto di casa? In che modo si è cercato di incentivare la nascita di una nuova famiglia? Cosa ha mai fatto questo qualcuno, che magari siede comodamente a Montecitorio da anni, per favorire e tutelare la famiglia? Eppure non ci vorrebbe molto per invertire l’attuale tendenza. Si potrebbe, ad esempio, dare un valore giuridico al mestiere di casalinga o casalingo. Lo Stato, con quello che spende per asili nido e lungodegenze, potrebbe garantire un salario base a chi sceglie di vivere in casa per occuparsi di marito o moglie, dei figli e degli anziani genitori. Gli attuali assegni familiari potrebbero essere eliminati assegnando un compenso mensile aggiuntivo al suddetto salario per ogni componente del nucleo familiare. Probabilmente marito o moglie, figli e anziani sarebbero più seguiti e tornerebbero a riformarsi quei nuclei familiari la cui attuale disgregazione è la causa prima dei tanti mali della nostra società. Si potrebbe, certo si potrebbe con un minimo di coraggio e di lungimiranza. Oggi, invece parliamo astrattamente di famiglia e di valori quando ci sono coppie di vedovi che convivono e non si risposano perché perderebbero la reversibilità della pensione! E come dimenticare la vergognosa quanto emblematica storia della compagna del carabiniere Vese, deceduto in servizio, cui venne forzosamente impedito l’accesso ai funerali del suo uomo? La storia di tanti italiani è zeppa di simili indegnità. Perché in Italia dev’essere considerato tabù il tentativo di risoluzione di questo tipo di autentiche ingiustizie? Quando decideremo di diventare finalmente un paese più moderno e più giusto?

Lasciamo pure che la Chiesa dica la sua in qualsivoglia questione! E’ certamente cosa buona e giusta. Anzi, cerchiamo di trarre dalle sue osservazioni quanto di certamente congruente ci possa essere in ogni questione ma, per favore, non lasciamoci irretire nella solita sterile contrapposizione tra clericali ed anticlericali, tra guelfi e ghibellini. E’ evidente che le gerarchie ecclesiastiche non hanno dimenticato gli smacchi subiti (ovviamente secondo il loro punto di vista) con l’approvazione, in Italia, delle leggi sul divorzio e sull’aborto. Sono leggi del ’70 e del ’78 e da allora nessun’altra riforma seria del diritto civile è più stata varata. Meditiamo!

12 marzo 2007

Scrivetemi! Ci faremo quattro chiacchiere in salotto... quello buono.
Il mio indirizzo e-mail: enzolattante1@tin.it

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