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Home->Il Salotto buono->Una questione di civiltà: parliamo di rifiuti (27-08-2007)

Una questione di civiltà:
parliamo di rifiuti
27 agosto 2007

(di Enzo Lattante)








1 – Liceità delle leggi
Qualche tempo fa, Romano Prodi suscitò non poco scalpore allorché, in una pubblica esternazione, lamentava che, nelle omelie domenicali, il clero desse poco spazio al fatto che tra i doveri dei buoni cristiani rientrasse anche quello di pagare regolarmente le tasse. Ebbene, è stato accontentato. Il segretario di stato del Vaticano, nella persona del Card. Bertone, afferma, con un ossimoro degno di La Palisse, che “tutti devono pagare le tasse, con leggi giuste”. E qui si è scatenato il putiferio. Sì, perché, per dirla con Beppe Grillo, l’interpretazione delle parole del cardinale varia secondo il punto d’osservazione ma rimane sempre buona e giusta sia per l’evasore che per il tassatore.
Come consuetudine tenterò di non lasciarmi irretire dal merito della diatriba (che va assumendo i connotati di una vera e propria faida) tra centrodestra e centrosinistra e che quotidianamente sfibra gli animi e le menti anche dei più pazienti cittadini italiani, piuttosto, avendo, come cittadino magliese, appena ricevuto l’avviso di pagamento della TARSU, mi piacerebbe approfondire la questione dello smaltimento dei rifiuti tenendo presente il messaggio contenuto nell’ossimoro bertoniano.
Sulla giustezza delle leggi, in particolare di quelle tributarie, ci sarebbe da discutere fino allo sfinimento. Un esempio: il Bollo Auto. Una volta si chiamava Tassa di Circolazione poi, data l’impossibilità di accertamento della reale circolazione dei veicoli, fu furbescamente trasformata in Tassa di Possesso. Ma anche in questo caso logica ed etica vorrebbero che tale tassa seguisse annualmente la graduale svalutazione del bene posseduto; accade, invece, che dopo 10 anni si continua a pagare la stessa somma come se il catorcio fosse nuovo di zecca. Altro esempio, l’ICI sulla prima casa: di fatto, poiché si riferisce ad un bene da cui non si ricava reddito, si traduce nel pagamento di un canone d’affitto per l’uso della propria abitazione. E si potrebbe continuare così per i tanti, troppi balzelli che affliggono gli onesti contribuenti italiani; i disonesti, si sa, se ne infischiano.
Ma torniamo alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, abbreviata in TARSU. La didascalia della legge recita: “I comuni applicano questa tassa prevista dal Decreto Legislativo n. 507/1993 (e successive modifiche) sulla base del costo totale del servizio di raccolta e successivo smaltimento dei rifiuti usando come parametro la superficie dei locali di abitazione e di attività dove “possono”(sic!) avere origine rifiuti di varia natura... Il comune non può comunque incassare più di quanto spenda per il servizio di raccolta e smaltimento.”
Una legge che come presupposto alla sua applicazione pone il principio della “possibilità” che un evento accada, è già di per sé iniqua. Che nell’arco di un anno un’abitazione, un esercizio e un’industria, per le motivazioni più varie, producano rifiuti in maniera e quantità differenti, al legislatore, pare, non gliene importi molto. Come non gli importa molto che un solo abitante di una casa di 100 mq. paghi di più di cinque persone che risiedono in un alloggio di 50 mq.. L’altra macroscopica discrepanza della legge erompe dal divieto che si fa ai comuni di incassare di più di quanto si spenda. Ma quando mai i comuni, prima d’inviare le nuove cartelle (quasi sempre maggiorate), si sono preoccupati di giustificare il richiesto comunicando pubblicamente le entità dei rifiuti raccolti e smaltiti e dei costi sostenuti nell’anno precedente? E poi com’è possibile trovare un rapporto ragionevolmente condivisibile tra il costo del servizio, che si quantifica in Euro per Tonnellata, ed i metri quadrati coperti e calpestabili?
Eppure, per cambiare questa ingiusta logica di tassazione, basterebbe tramutare, come originariamente previsto, la tassa in tariffa e dotare i punti di raccolta dei rifiuti di una pesa, adeguatamente protetta, accessibile dall’utente tramite tessera magnetica. In alternativa, potrebbero essere gli stessi addetti alla raccolta a rilasciare ricevute con data e peso del ritirato alla stregua degli scontrini fiscali che ogni commerciante rilascia al momento di un acquisto: la tecnologia non mancherebbe ma…la volontà? Caro Card. Bertone, appurato che anche questa legge non è propriamente giusta, che si fa? Non si paga?


2 – Cosa accade qui da noi
Sempre a proposito di raccolta e smaltimento dei rifiuti, vediamo cosa sta succedendo a Maglie, la nostra “cara” Maglie. Credo sia stato nei primi giorni del mese di giugno che alcuni addetti dell’MTA, la società che gestisce il servizio di cui parliamo, hanno suonato alla mia porta per consegnarmi due contenitori rigidi, alcuni rotoli di sacchetti, un depliant, una lettera d’accompagnamento a firma del sig. Sindaco ed una ricevuta dell’avvenuta consegna. Mi fu detto che la raccolta differenziata dei rifiuti avrebbe avuto inizio nel momento in cui sarebbero stati asportati i vecchi grandi contenitori. “Bene!”, pensai sul momento, “finalmente anche Maglie si adegua alle normative comunitarie e vuoi vedere che magari riusciamo anche a ridurre i costi del servizio?”. Fu un pensiero veramente momentaneo.
La lettera del Sindaco mi lasciò esterrefatto e dubbioso sulle mie facoltà mentali. In essa si diceva che con la raccolta differenziata, imposta dall’odiato Vendola, non solo non si sarebbero perseguiti quei risultati ecologicamente auspicabili per il miglioramento ambientale ma che i costi di raccolta e smaltimento sarebbero notevolmente aumentati per una questione di trasporto. Pare infatti che la chiusura anticipata della discarica di Nardò avrebbe costretto il trasporto del materiale in territorio tarantino (quanti chilometri saranno Nardò-Fragagnano?).
Non feci in tempo a consultare la carta geografica che il giorno dopo gli stessi addetti vennero a ritirare tutto il materiale datomi in consegna dicendo che si era verificato un errore e che la mia strada non apparteneva alla zona cosiddetta sperimentale. Alla mia richiesta, se volessero indietro anche la lettera del Sindaco, mi fu risposto che non sapevano che farsene e che avrei anche potuto gettarla… nella spazzatura. Naturalmente non lo feci e la conservo tra i miei più importanti documenti.
A questo punto si è scatenata una battaglia tra maggioranza e opposizione a colpi di manifesti che però, oltre ad un consistente aumento… della spazzatura, non ha granché contribuito al chiarimento delle idee. Oggi come ieri, infatti, il sottoscritto e gran parte della cittadinanza magliese ignorano che fine faccia la nostra spazzatura. Ignoriamo quanta parte di essa vada ad alimentare le caldaie della Copersalento, quanta ne finisca a Poggiardo, quanta a Fragagnano e dintorni e quanta invece venga immessa realmente nei circuiti del riciclaggio. Se non si sanno queste cose che senso ha parlare di raccolta differenziata? E su quali criteri di spesa si basa l’aumento del 30% sulla TARSU magliese che il nostro comune ha così disinvoltamente adottato? Non sarebbe il momento di sedersi attorno ad un tavolo con i responsabili del Comune e della MTA e discutere seriamente del problema? Perché consentiamo che a parlare sia solo la politica se ormai è documentato che essa col buon senso ha ben poco da spartire?


Marco Riva

3 – Cosa ci suggerisce la scienza
Girovagando su Internet, nel tentativo di formarmi un’idea più chiara in tema di rifiuti, ho trovato interessante la risposta che il prof. Marco Riva, dell’Università di Scienze Gastronomiche di Bra, fornisce al quesito: “Com’è possibile risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti in Italia?”
La risposta principale, dice il nostro professore, è che occorre ridurre al minimo la necessità di smaltire i rifiuti. Occorre pertanto parlare non di risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti ma di risolvere il problema dei rifiuti. La soluzione, sembra banale ma non lo è, sta nel non produrre rifiuti ovvero nel fare in modo che le merci, alla fine della loro vita, possano essere reinserite in un ciclo a nullo o basso impatto ambientale. Occorre evitare di dar vita a materiali/merci che, per le loro caratteristiche e/o forma, non siano in alcun modo riciclabili, recuperabili e reimpiegabili. E’ possibile articolare sinteticamente questa soluzione come segue:

1.Realizzazione di merci di cui venga considerata la “fine”. Questo comporta una modifica dei cicli produttivi e delle merci stesse attraverso l’eliminazione (sostituzione) di materiali non riciclabili o ad alto impatto ambientale, semplificazioni delle merci, riduzione in peso dei materiali attuando una politica finalizzata alla riduzione e alla prevenzione dei rifiuti.

2.Spostamento dell’onere della gestione delle merci a fine vita sui produttori, anziché sugli enti pubblici, che favorirebbe molto il raggiungimento degli obiettivi del punto precedente. In altri termini significa introdurre sistemi di ripresa da parte dei produttori singoli o associati delle proprie merci a fine vita allo scopo del reimpiego/riciclaggio. Il produttore, infatti, è quello che conosce meglio di tutti le possibilità per il reimpiego ed il riciclo di tutto o parte del proprio prodotto.

3.Introduzione di sistemi efficaci di raccolta differenziata, in particolare per i rifiuti domestici, finalizzati al recupero/riciclaggio dei materiali

Attualmente, dice il nostro professore, siamo in una fase transitoria e occorre decidere da che parte andare. Sono state introdotte normative e pratiche che hanno reso possibile un incremento della raccolta differenziata che purtroppo è ancora carente sotto il profilo della prevenzione/riduzione. La normativa europea va in questa direzione. Per esempio, con la direttiva sulle auto da demolire (in fase di attuazione in Italia) e con quella sulle apparecchiature elettriche ed elettroniche (ancora da recepire) si chiede al produttore di produrre merci con elevata potenzialità di riciclaggio, bassi contenuti di sostanze pericolose e di farsi carico della raccolta differenziata tramite lo stesso sistema usato per la distribuzione.
Se si va in questa direzione, come richiede l’Unione Europea, unitamente all’estensione ed al miglioramento della raccolta differenziata, si possono ottenere due risultati:
Riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti;
Elevati livelli di raccolta differenziata ovvero ridotti fabbisogni di smaltimento.

Se alla riduzione si collega una raccolta differenziata al 70% (obiettivo raggiungibile e già raggiunto in molte realtà) è possibile trattare i rifiuti restanti con i cosiddetti sistemi MBT – meccanici e biologici – in grado di rendere riutilizzabili ulteriori materiali e di ridurre a circa il 10% la quantità da inviare a smaltimento e, in particolare, in discarica.

4 – Conclusioni
Ricordo quand’ero bambino e la mamma mi mandava a comprare il latte con la mia brava bottiglia di vetro. Non sarà che si stava meglio, quando si stava peggio?

Maglie, 27 agosto, 2007

Scrivetemi! Ci faremo quattro chiacchiere in salotto... quello buono.
Il mio indirizzo e-mail: enzolattante1@tin.it

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