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L’Italia in ginocchio (...ma non per pregare)
12 dicembre 2007

(di Enzo Lattante)



I commenti





Sono stato un lavoratore dipendente anch’io e ricordo che ogni qual volta i nostri sindacati decidevano d’indire uno sciopero per il rinnovo del nostro contratto, generalmente scaduto da anni, aderivo più per compartecipazione che per convincimento. Noi telefonici, infatti, con le nostre due o tre ore di sciopero che, per ottenere una maggiore partecipazione, venivano generalmente indette di venerdì pomeriggio, eravamo pienamente consapevoli dell’assoluta ininfluenza della nostra protesta sulle decisioni manageriali dell’azienda. Il servizio era comunque garantito e le nostre centrali automatiche continuavano a smaltire il traffico telefonico, che noi si fosse presenti o meno. I nostri scioperi quindi erano atti puramente simbolici, quasi un tributo prestabilito.

A quanto pare, però, esistono categorie di lavoratori che, nel momento in cui decidono di incrociare le braccia, sono in grado non solo di condizionare pesantemente le aziende per cui lavorano ma addirittura di mettere in ginocchio il sistema Paese. E’ già accaduto per i controllori di volo, uno sparuto gruppetto di autentici ricattatori, per i ferrovieri, per gli addetti al pubblico trasporto e per quegli stessi autotrasportatori di merci che oggi sono tornati alla ribalta. E’ evidente che in Italia, ma non solo, esiste tra i tanti il problema dei trasporti. E’ un problema di vitale importanza per l’economia e per la qualità della vita di tutti i cittadini e trovarsi indifesi dinanzi ai soprusi di una singola categoria di lavoratori fa veramente rabbia. Anche perché la nostra è una storia che si ripete regolarmente e, regolarmente non si è mai fatto nulla per modificare lo stato di cose. Per carità, non intendo minimamente entrare nel merito delle rivendicazioni dei conduttori di Tir che saranno sicuramente sacrosante ma ciò che stanno provocando al nostro e al loro Paese è certamente un danno spropositato rispetto al merito. Son tempi duri ma lo sono per tutti. I salari sono bassi e le ore di lavoro eccessive; il caro-petrolio riduce i profitti: se ne può parlare, si può trattare, si può trovare una forma di protesta adeguata ma non il blocco totale, non la paralisi. Mi auguro che il governo trovi in fretta il modo di sbloccare la situazione attuale ma, soprattutto, alla luce di quanto accaduto, cambi politica nei trasporti smettendo di favorire in modo abnorme il trasporto su gomma e creando delle alternative più consone.
Si può e si deve fare.

Maglie, 12 dicembre, 2007

Commenti:

12/12/2007
Daniele:
gentile Enzo,
mi dispiace dissentire per la prima volta ad un tuo post. Capisco perfettamente il pensiero, ma ritengo necessari, anzi O B B L I G A T I , sciperi totali e blocchi come quelli degli autotrasportatori dei giorni scorsi. sono state chiuse 2000 aziende nell'ultimo anno, tagliati i bonus per quste categorie da due! Il clima, per loro, per i tassisti e per tantissimi, è E S A S P E R A T O nel vero senso della parola. Noi giovani, proprietari solo di un futuro incerto, lo percepiamo; per quanto mi riguarda, se avessero "scioperato" alla maniera classica, "all'italiana", senza fermezza, senza una PROFONDA convinzione,e spinti da un altrettanto profonda disperazione, non avrebbero dato alcun segnale (non è detto che ce l'abbiano fatta, ma le trattative e i 30 milioni PROMESSI ci sono) al governo, ma soprattutto all'opinione pubblica e al sistema-Paese! Gli italiani devono muoversi e smuovere (perdono per il bisticcio di parole), anche in queste maniere, CHI STA SU e per noi decide (purtroppo non parlo di Dio!)!!! FINALMENTE è successo! e spero che lo facciano altri! lo dimostra la storia degli ultimi anni: ALTRI MODI (manifestazioni, gente incatenata, ecc ecc..), non sono serviti... quindi reagire, reagire, reagire! ovviamente SENZA violenza e con il PRIMATO della ragione su tutto. anche se disperazione e ragione non sempre coesistono...
un saluto e un abbraccio

12/12/2007
Enzo Lattante:

Caro Daniele, ti ringrazio per poterti annoverare tra gli assidui ed attenti lettori di ViviMaglie. Mi dici che per la prima volta dissenti dalle mie opinioni e... non me ne dispiace affatto. Molte volte quando scrivo cerco di essere un tantino provocatorio proprio per suscitare nel lettore una reazione che non sempre, lo capisco, può essere compartecipe. Ma nel caso in questione devo dirti che, pur ammirando il tuo spirito, diciamo così, alquanto rivoluzionario, tipico dell'età giovanile, gli anni mi hanno insegnato che le rivendicazioni dei diritti di ciascuno permangono sacrosante fino a quando non intaccano i diritti altrettanto sacrosanti degli altri. Gli autotrasportatori avrebbero potuto scioperare tranquillamente rifiutandosi di uscire dai loro garages. Bloccare strade ed autostrade, intimidire e costringere al fermo anche chi non era troppo propenso a questo tipo di manifestazione, mettere veramente il Paese in ginocchio significa adottare mezzi di ricatto che secondo il mio modestissimo parere, andrebbero perseguiti penalmente. Ti faccio un piccolo esempio a titolo personale. L'altra sera, una telefonata mi annunciava che un carissimo amico, in seguito ad un incidente stradale era stato ricoverato con prognosi riservata al Vito Fazzi di Lecce. Non son potuto correre in ospedale perché nella mia macchina non c'era più gasolio. Per fortuna il mio amico è sopravvissuto. Ti ringrazio per l'attenzione.
Enzo Lattante.

14/12/2007
Michele

Caro Enzo,
“passavo“ su ViviMaglie, come spesso mi capita fare ed ho letto il tuo report sul recente sciopero degli autotrasportatori. Ho letto anche il commento di Daniele che, come tu dici, è sempre costruttivo leggere, anche quando non si è dello stesso parere.
Per mia scelta, non seguo quasi niente dalla TV -di qualsiasi rete- qualche volta, parte dei telegiornali. Preferisco informarmi dai quotidiani, sia per ponderare meglio gli argomenti che per scegliere solo quelli che mi interessano .
In merito allo sciopero in questione, concordo con quanto tu scrivi, forse perché cuginidi ex attività lavorativa, ma io credo che ci sia stata una forzatura all’adesione allo sciopero per i tantissimi automezzi che sono stati obbligatoriamente fatti fermare. Non solo, ma ho avuta netta sensazione che, chi doveva autorevolmente e rapidamente intervenire, ha lasciato correre, per così dire…
Questi sono i tempi caro Enzo. Preciso che non intendo assolutamente sottovalutare le problematiche degli autotrasportatori, ma non era certamente questa la strada da seguire per le giuste rivendicazioni.
Affettuosi saluti


Scrivetemi! Ci faremo quattro chiacchiere in salotto... quello buono.
Il mio indirizzo e-mail: enzolattante1@tin.it

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