Le istituzioni pugliesi, da tempo, hanno cercato di propinare delle soluzioni per risolvere quella che, a loro dire, è “l’emergenza rifiuti”. Una di esse era la realizzazione, tra Lecce e Foggia, di una ventina di impianti di inceneritori che, probabilmente per ovviare a macabri accostamenti con certe pratiche naziste, venivano eufemisticamente rinominati “termovalorizzatori”. Per grazia di Dio e per l’opposizione delle popolazioni, quelle realizzazioni sono state bloccate. Non vorrei però che, sull’onda emotiva dei fatti campani, i promotori e i fautori di questi impianti tornassero all’attacco. Questi signori, sulla cui buona fede lasciatemi dubitare, prospettando all’opinione pubblica numerose falsità come l’aumento del livello occupazionale, il contenimento dei rischi per l’ambiente e la salute (grazie alle nuove tecnologie), la riduzione dei costi delle bollette e nuovi sbocchi di mercato per i materiali recuperati, omettono di rivelare quali sono i reali danni che i fumi e le sostanze tossiche emesse dagli inceneritori causano alla salute.
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Omettono di dire che in alcuni Paesi come gli Stati Uniti, dal 1998 non vengono più costruiti e, anzi, vengono bonificate le aree sulle quali erano ubicati; omettono di dire che la costruzione degli inceneritori gioverebbe solo a un tornaconto economico di pochi e favorirebbe le lobbies che sostengono la creazione di tali impianti e che si sfidano per l’accaparramento delle varie gare d’appalto. Ovunque si scelga di costruire impianti del genere, nessuna tecnologia potrà impedire al vento di spostare nubi di gas velenose o evitare che sostanze inquinanti penetrino nel terreno contribuendo ad inquinare le falde, del resto, già inquinate per gli scarichi industriali. L’opposizione ad un inceneritore, come a qualsiasi struttura similare, è una questione comune che non può limitarsi alla richiesta che venga costruito lontano da casa nostra perché la loro realizzazione non è tollerabile né qui né altrove.
Ma esistono alternative più sicure degli inceneritori per lo smaltimento dei rifiuti urbani? Questa domanda (magica internet!) l’ho inserita in un motore di ricerca e la risposta non si è fatta attendere. La soluzione ce l’abbiamo, praticamente, in casa ed esattamente a Vedelago in provincia di Treviso. Basta collegarsi al sito www.centroriciclo.com .
Attraverso un filmato viene spiegato come, senza bruciare alcunché, è possibile riciclare al 100% i rifiuti secchi urbani, gli assimilati agli urbani e, addirittura, gli speciali industriali. Si tratta di un impianto che impiega una cinquantina di dipendenti e con un fatturato annuo di 5/6 milioni di euro. Seleziona e lavora circa 100 tonnellate al giorno di frazioni secche riciclabili per un milione di abitanti serviti.
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Posto che il rifiuto biologico della raccolta differenziata viene avviato agli impianti di compostaggio, l’impianto riceve solo le frazioni secche dei rifiuti ottenute dalla raccolta differenziata di comuni veneti ed emiliani (Imola e Faenza), la città di Treviso, il Consorzio Priula e TV3, comunità Montana Feltrino oltre a 300 aziende private industriali e commerciali. Il residuo delle due linee di riciclaggio, (la prima riguarda il multileggero, plastica mista a metalli, bottiglie di plastica, plastica mista mentre la seconda è dedicata al trattamento di vetro/plastica/metalli), che dovrebbe finire in discarica o destinato alla produzione di CDR per inceneritori, viene passato ad altro impianto contiguo.
Qui viene macinato e, quindi, essendo in prevalenza plastica, fuso a 180°C ed estruso in masselli di circa 5cm. di diametro. Una volta raffreddati i masselli, si procede alla loro macinatura in tre pezzature “sabbiose”: fine, media e grossa. Questa sabbia sintetica, in relazione alla pezzatura, viene utilizzata come granulato per manufatti ad uso arredo urbano (panchine, sedie, fioriere ecc.) o inserito nelle miscele per la realizzazione di manufatti, massetti o cordoli stradali, pali per l’edilizia e asfalti a strati multipli. L’aggiunta di questo granulare plastico riduce drasticamente il consumo di inerti e aumenta la coibentazione.
In sintesi, un elevato grado di differenziazione dei rifiuti consente di avere un prodotto che trova un completo collocamento sul mercato nazionale ed internazionale. Inoltre la trasparenza delle informazioni e delle procedure, unitamente alle certificazioni del Sistema Qualità, garantiscono la qualità del prodotto in uscita e, soprattutto, la chiusura del ciclo di rifiuti.
Queste informazioni, prelevate direttamente dal sito internet su indicato, le pongo a disposizione dei lettori di ViviMaglie e di chiunque intenda affrontare seriamente la questione dei rifiuti solidi urbani nel nostro Salento ma non solo. Poiché nei programmi elettorali dei vari schieramenti nulla ho potuto leggere di alternativo alla realizzazione dei termovalorizzatori (inceneritori), mi auguro che questo mio contributo venga preso in considerazione da chi, tra breve dovrà assumersi l’onore e l’onere di risolvere questo tipo di problema.
Enzo Lattante
Maglie, 25 marzo, 2008
Scrivetemi! Ci faremo quattro chiacchiere in salotto... quello buono.
Il mio indirizzo e-mail: enzolattante@tele2.it
Commenti
09/01/2009
Raffaello
Caro Enzo, ormai lo sappiamo tutti a memoria:i giorni dispari e il sabato, l'umido; il martedì, la plastica (bada bene: niente biccheri o piatti); il giovedì, alternativamente, cartoni e vetro; la domenica, riposo. Benissimo! Sensibilizzati al riguardo ed armati di alto senso civico, ci siamo tutti attrezzati ed adeguati. Così ormai in ogni casa puoi trovare contenitori di vari colori dedicati uno all'umido, l'altro al vetro, alla plastica ecc. Pazienza che si debba rubare dello spazio vitale alle spesso già insufficienti superficie delle nostre abitazioni, ma l'importanza della raccolta differenziata (ce l'hanno spiegato in tanti modi) ha una valenza elevata; per cui ecco fuori dall'uscio di casa il nostro secchiello contenente i rifiuti nei giorni e nei modi indicati.
Io veramente avevo già qualche sospetto, ma adesso da te mi giunge una triste conferma. Se ho ben capito mi stai dicendo che in realtà questo è un lavoro del tutto inutile, fine a stesso. Ma allora a cosa serve differenziare? E' solo una sterile, lunghissima esercitazione? Un test per mettere alla prova il nostro senso civico? Allibisco! Ma se il Centro Riciclo di Montebelluna è davvero così efficiente (e non ho motivo di dubitarne) perchè non viene preso d'esempio in tutta Italia? Perchè non lo adotta e lo fa suo la Regione Puglia, che ha sempre brillato nel Sud per iniziative costruttive.
Sicuramente sono da prendere in considerazione i costi, ma da quel che leggo, nell'attività in questione c'è addirittura un ritorno economico costituito dai ricavi della vendita dei prodotti riciclati e convertiti in materie prime e/o manufatti.
Sembra l'uovo di Colombo!
A questo punto non si riesce a capire quale sia l'ostacolo non dico a realizzare con immediatezza tali impianti, ma quanto meno a programmarli ed inserirli nel bilancio. Forse che i nostri politici non sono al corrente di tali realizzazioni o forse sono distratti da beghe politiche, pretestuose e strumentali? Io ritengo che di fronte a certe emergenze si dovrebbero superare certi schieramenti e dovrebbe essere creato un fronte comune trasversale.
Forse è la gente comune come noi che a questo punto dovrebbe prendere l'iniziativa cercando di sensibilizzare coloro che che finora ci hanno sensibilizzato in una direzione sbagliata. Per quel che mi riguarda chiederò di pubblicare una lettera sul sito del mio Paese: Castrignano de' Greci.
Se magari facessimo una cosa del genere un po' in tutti i Comuni forse qualche risultato col tempo riusciremo ad ottenerlo prima o poi.
Un caro saluto, Raffaello Comi