
La falena è una farfalla che vola col buio e le sorgenti di luce sono per lei irresistibili mete. Quante volte m’è accaduto di osservarle, specialmente d’estate, quando le finestre sono aperte, puntare dritte sui coni di luce diffusi dalle lampade accese, intrufolarsi all’interno dei paralumi e lì consumare il proprio destino in un ultimo, estenuante e fatale volo che le vede sbattere con violenza disperata prima a destra poi a sinistra contro i bordi della tela sempre più vicine a quella lampada infuocata che infine le incenerirà. Subito dopo aver avuto nozione dell’esito elettorale, la sera del 14 d’aprile, la prima similitudine che m’è venuta in mente, nel dare un primo, umorale giudizio sul comportamento adottato dai miei connazionali in quest’ultimo appuntamento con le urne, è stata quella del volo della falena. Mi son detto: “Gli italiani non sanno davvero più dove andare a sbattere la testa”.
Ogni volta che sono chiamati ad esprimersi sul governo che vorrebbero, gli italiani non fanno altro che bocciare chi li ha appena governati e rivolgere le loro speranze alla formazione politica opposta cercando disperatamente una via d’uscita che li porti lontano dal pericolo di vedere bruciarsi, come le ali della falena, ogni legittima aspettativa di una vita migliore. Si sono fatte mille diagnosi dietrologiche sui risultati elettorali, per carità, tutte encomiabili per la profondità dell’introspezione e per l’arguzia dottrinale anche se inevitabilmente contaminate dal senno di poi, ma ben pochi si sono soffermati a considerare che, dietro l’esultanza della parte vincitrice e la mestizia dei perdenti, ci fosse non tanto una precisa scelta ideologica quanto una disperata e quasi rabbiosa richiesta di cambiamento.
Quando si ha a che fare con un euro che vale sì e no le mille lire di una volta, col prezzo del petrolio impegnato in un’inarrestabile ascesa siderale, con i mutui a tasso variabile che riducono le famiglie sul lastrico, con le bollette energetiche più alte del mondo, con la costosissima TARSU che, invece di migliorare il sistema dello smaltimento dei rifiuti, ci prospetta realtà allucinanti come quella della Campania, con i problemi del lavoro, del precariato e dei salari più bassi d’Europa, cos’altro ci si poteva aspettare che venisse fuori dalle urne elettorali? Se a tutto ciò aggiungiamo quell’insicurezza civile e personale che si vive soprattutto nelle grandi città del nord a causa di una convivenza sempre peggio tollerata con le tante etnie che ormai hanno invaso e pervaso il nostro stesso tessuto sociale si può ben capire la determinazione al cambiamento degli italiani.

Onestà intellettuale m’impone di ammettere che anch’io, forse perché limitato nella visuale più generale delle cose, dalla realtà sonnacchiosa che vivo in questo nostro sud del sud e da una mai intaccata, scarsa considerazione per lo “statista” Berlusconi, ho sperato che la ventata di novità politica introdotta da Veltroni conducesse anche a quel rinnovamento sociale di cui tanto abbiamo bisogno. Ma è evidente che la maggioranza degli italiani non ha più né la pazienza né la voglia di intraprendere sperimentazioni dai grandi ideali perché sanno che sovente difettano del pragmatismo necessario in situazioni come quella attuale. Così, via libera alla stretta di vite contro clandestini ed extra comunitari non in regola, contro rom e rumeni, contro l’ICI e le tasse sugli straordinari, contro banche, assicurazioni e petrolieri, contro quei cittadini che non vogliono le discariche e contro quegli altri che non vogliono gli inceneritori.
A questo punto, più per noi che per lui, non posso che fare i miei migliori auguri di buon lavoro a Berlusconi con la speranza che riesca a far uscire la falena dalla trappola mortale del paralume per farle ritrovare finalmente la frescura della notte.
Maglie, 25 maggio, 2008
Scrivetemi! Ci faremo quattro chiacchiere in salotto... quello buono.
Il mio indirizzo e-mail: enzolattante@tele2.it
Commenti
28/03/2008
Raffaello
Caro Enzo, questa volta non è stata solo una voglia di cambiamento generalizzata a consentire la netta vittoria di Berlusconi, bensì anche alcune scelte del passato governo che, ad onor del vero, sono solo parzialmente attribuibili a Prodi.Come tu stesso affermi esistono motivazioni ben precise che hanno spinto verso una svolta così decisa. La pesante situazione economica e lo spezzettamento del quadro politico in mille inutili partitini, che hanno condizionato pesantemente la precedente legislatura (determinando quasi - perdonami l'iperbole - una "dittatura" delle minoranze), la sensazione di sicurezza insufficiente e il disastro dei rifiuti campani (questi sì in gran parte imputabili al governo Prodi), hanno determinato la voglia di cambiamento di rotta, ancor più che una semplice "disperata e quasi rabbiosa richiesta di cambiamento". Veltroni forse rappresenta l'uomo giusto nel momento sbagliato. L'uomo giusto perchè ha portato con sè una ventata di novità, di cui si avvertiva la necessità e che non ricordo di aver mai riscontrato in precedenza (spero tanto che perseveri nel percorrere questa strada), nel momento sbagliato perchè attualmente è troppo forte nel Paese la voglia di dare una svolta alle precarie situazioni di cui sopra. Se Veltroni non si lascerà fiaccare da certi giochi di ostruzionismo gratuito e da alcuni sporchi giochi, praticati da molti politicanti, sicuramente potrà rivalersi e subentrare a Berlusconi nella prossima legislatura.Con molti errori, aggiustamenti, sbagli e correzioni, in fondo, mi sembra che ci siano ormai alcuni miglioramenti nella vita politica del Bel Paese. Adesso possiamo dire che esiste una vera alternanza, che non siamo più sudditi della dittatura democristiana, che l'opinione pubblica è più cosciente ed è tenuta in costante stato d'allerta da giornalisti e magistrati e che addirittura qualche politico comincia ad essere giudicato (non dico condannato, questo forse sarebbe pretendere troppo al momento); insomma ci avviamo sulla strada di una piena democrazia su immagine di quella dei più evoluti, in tal senso, Paesi Occidentali. Pensa a cos'era la nostro l'Italia una quindicina d'anni fa o poco più!Insomma, cerchiamo di essere ottimisti. Abbiamo bisogno anche di questo!