Vivi Maglie: il portale di Maglie (Lecce)
|
|
|
Scrivi a viviMaglie:
vivimaglie@cliomg.it
|
| E' vietata qualsiasi riproduzione anche parziale del contenuto delle pagine del portale viviMaglie. Tutti i diritti sono riservati. Leggi le note. |
|
In applicazione della legge n. 62 del 07.03.2001, si indica quanto segue: Il presente sito viene aggiornato ad intervalli irregolari.
|
|
| viviMaglie non è collegato ai siti recensiti e non è responsabile del loro contenuto |


|
|
|
Home->Il Salotto buono->La “monnezza” di Napoli e il totalitarismo soft (20-12-2010)
condividi su facebook
|
La “monnezza” di Napoli e il totalitarismo soft 20 dicembre 2010
(di Enzo Lattante)

I commenti
|
Questo titolo m’è venuto di getto, ascoltando dal telegiornale (di Mentana) le risposte negative, secche e indiscutibili di Piemonte e Veneto (a presidenza leghista) nei riguardi di un'eventuale presa in carico dei rifiuti di Napoli. Sulle stesse posizioni si sono attestate, a seguito di subitanei ripensamenti, dopo un’iniziale disponibilità, Liguria, Friuli e Marche mentre pare che Formigoni non si sia nemmeno presentato all’appello di Fitto. Mi sono chiesto: ma in che nazione viviamo?
Che fine ha fatto quel caldo sentimento, conosciuto come solidarietà umana, che da sempre ha contraddistinto gli italiani nel mondo?
|
 |
|
Gli antropologi affermano che non esiste un’etnia italica e, probabilmente, avranno anche ragione ma ci sono alcune peculiarità che, chissà come mai, hanno accomunato tutti noi che abitiamo questo strano recinto a forma di stivale che va dalla Vetta d’Italia a Punta Pesce Spada e dalla Rocca Bernauda a Capo d’Otranto: una straordinaria capacità d’adattamento, più conosciuta come l’arte di arrangiarsi, un alto senso dell’ospitalità e la grande solidarietà verso il bisognoso. Queste doti ci hanno reso popolo eletto ed ammirato nel mondo. I nostri soldati, ovunque siano inviati nelle loro missioni all’estero, ci riempiono d’orgoglio perché sono apprezzati e rispettati dalle popolazioni locali proprio per la loro ineguagliabile capacità di compartecipazione alle sofferenze dei più deboli e degli indifesi.
Continuo a interrogarmi: possibile che nel breve volgere di pochi anni siamo riusciti a dilapidare anche questo patrimonio etico ereditato dalla civiltà ellenica e rimodellato dal cristianesimo, sopravvissuto a mille invasioni barbariche, col quale abbiamo addirittura riplasmato il carattere d’ogni sorta d’invasore? Ma che genere di società siamo diventati se non riusciamo a sentire che le vergogne e le necessità di Napoli sono le nostre vergogne e le nostre necessità? A questo punto ci hanno portato la condiscendenza pruriginosa ed il colpevole lassismo verso le teorie secessioniste della Lega di Bossi? Ad immaginare la Campania uno stato estero, verso il quale dobbiamo verificare l’opportunità e la convenienza di portare aiuto? E’ con questi presupposti che intendiamo prepararci ai festeggiamenti del 150° anniversario dell’unità d’Italia?
Girolamo De Michele, autore di “La Scuola è di tutti”, in una recente intervista, afferma che la nostra è “Una società di uomini dalla mente semplice, che ha bisogno di stimoli semplici, elementari, facili da interpretare. Una società di “gente comune”, che non ha tempo di leggere libri: che lascia a chi governa la fatica di pensare per sé e per tutti. Una società che coltiva come un fibroma dell’anima il rancore, affinché ogni problema, ogni ostacolo, ogni contrarietà sia risolto sfogando la propria frustrazione sul vicino: extracomunitario, meridionale, del quartiere di periferia, del pianerottolo di sotto. Una società di superbi, vittime delle illusioni e delle passioni tristi...”
Se la tesi di De Michele fosse giusta - come il comportamento di tanti cosiddetti “governatori” sembrerebbe avvalorare cosa mai potrà esserci accaduto per aver dato vita ad un tal genere di società?
Claudio Magris, nel suo Utopia e Disincanto, elabora una tesi secondo la quale l’umanità, dopo la sconfitta dei totalitarismi politici, in molti, anche se certo non in tutti i paesi, sta subendo la vittoria di un altro tipo di “totalitarismo molto più soft e colloidale in grado di promuovere tramite miti, riti, formule di richiamo, rappresentazioni e figure simboliche l’autoidentificazione delle masse, facendo in modo che <<il popolo creda di volere ciò che i suoi governanti ritengono di volta in volta più opportuno>>. Questo tipo di totalitarismo non si affida più alle fallite ideologie forti (nazionalsocialismo, fascismo o marxismo) ma alle gelatinose ideologie deboli, promosse dal potere delle comunicazioni.”.
Al giorno d’oggi, esiste forse un mezzo di comunicazione più potente della televisione? Certamente no!
|

Claudio Magris |
Ecco, dunque, cosa siamo diventati: un popolo manipolato da un elettrodomestico ammaliatore, da un seducente schermo fluorescente capace di risucchiare l’anima di chi lo guarda. Un popolo inerme che davanti a quel subdolo strumento si svuota, in maniera dolce, indolore e inconsapevole, degli antichi valori e li sostituisce con altri non più ricavati dalla propria storia, dalla propria ragione e dalla propria esperienza ma che gli vengono inculcati da registi più o meno occulti. Registi che scambiano una facciata della realtà per la realtà intera, che assolutizzano il presente, che ci fanno illudere di vivere una vita che non è la nostra vita, creando in noi desideri che non sono i nostri desideri.
Così, quando la televisione ci fa “amabilmente” intendere che Napoli e la Campania non solo sono terra di camorristi, di briganti, d’imbroglioni ed assassini ma anche di sporcaccioni che non riescono nemmeno a fare la raccolta differenziata della spazzatura, ecco che il rimanente popolo italiano (in particolare quello che risiede a nord del Rubicone) risponde: “ben gli sta, di stare nella cacca, a questi napoletani!” E mentre assistiamo (sempre in TV) all’estenuante, insopportabile partita di ping-pong tra destra e sinistra impegnate a rilanciarsi all’infinito la pallina delle reciproche colpe, le altre notizie, quelle che farebbero capire davvero da dove sono partite, dove ancora risiedono e soprattutto di chi sono le responsabilità vere di certe situazioni, non vengono riportate dalla televisione normalizzata.
Perché? Perché non si vuole risolvere il problema partendo dalla radice? Perché in tal modo la costruzione di quegli eco-mostri, autentici avvelenatori dell’aria, che passano sotto il nome di termovalorizzatori, sembrerà l’unica indispensabile panacea per la risoluzione del problema. La lotta per la spartizione degli appalti, del resto, è già iniziata e si può star certi che la camorra, anche questa volta, non resterà a bocca asciutta.
Forza e coraggio, povera e sfortunata Napoli, ché prima o dopo torneranno i Borboni!
Scrivetemi! Ci faremo quattro chiacchiere in salotto... quello buono.
Il mio indirizzo e-mail: enzolattante@teletu.it
|
| << torna indietro |

|