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Artigianato:
Il ferro battuto

Raffaele Toma nella sua officina in una immagine di diversi anni fa.


Riprodotto su rame lo "Sciamano" dai graffiti della grotta di Porto Badisco


Il Cristo di spine
Il ferro battuto a Maglie ha avuto grandi maestri che hanno prodotto delle opere d'arte di notevole pregio apprezzate anche all'estero e vincenti numerosi premi internazionali.
La tradizione del ferro battuto ha un inizio che si perde nel tempo ma basta ricordare gli ultimi maestri del '900, Dante De Donno e Raffaele Toma (nella foto a fianco).
Raffaele Toma, magliese purosangue, si può definire l'erede di Dante De Donno essendo stato suo discepolo già nel 1938 attratto nella sua bottega dal rumore dell'incudine e del martello. Segue poi l'apprendimento presso le botteghe del De Carolis e del D'Andrea fino al momento in cui parte per Milano dove apre un'officina dalla quale usciranno opere che raggiungono tutte le parti del mondo e vincitrici di premi internazionali. Torna a Maglie per rilanciare un'artigianato divenuto nel frattempo asfittico lottando per la sua rinascita e continuando a produrre opere d'arte.
Ora è in pensione ma nella sua casa conserva le ultime sue produzioni che espone volentieri nelle mostre dedicate all'artigianato.
Una completa biografia è stata realizzata da Giuliana Coppola per il periodico QuiSalento (leggi la biografia)

Il ferro battuto lavorato col fuoco, la forza dell'uomo, l'incudine e il martello, è ormai quasi scomparso, i nuovi artigiani usano la tecnologia, macchine a controllo numerico che, impostando il disegno, realizzano quanto richiesto. Il sudore della fronte non è più per il lavoro ma per le nuove preoccupazioni dell'artigiano: sopravvivere!
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